Immagine con sfondo color petrolio con in sovraimpressione la scritta petrolio in varie lingue.

1. نفط [̍naft] ~ Idrocarburi nel bacino del Levante

Petrolio [pe·ˈtrɔ:·lio] s.m (pl. -li)
~ il lato oscuro delle politiche energetiche.

Nell’ultimo romanzo postumo di Pasolini, “Petrolio”, il protagonista Carlo è un funzionario dell’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) dalla personalità scissa: da un lato la sua integerrima maschera pubblica; dall’altro la sua vera natura viziosa e immorale. Grande satira del nostro tempo il libro è oggetto ancora oggi di numerose teorie per via del famigerato capitolo 21 (“Lampi sull’ENI”), del quale ci è rimasto solo il titolo per via dell’assassinio dell’autore nel 1975; capitolo che per alcuni sarebbe stato fatto sparire proprio a causa delle rivelazioni che conteneva sul colosso energetico italiano.

Ma parlare della “doppia faccia” di queste multinazionali, anche se già molto del loro torbido è stato già portato alla luce, è importantissimo ancora oggi per riuscire a cogliere il loro peso a livello politico, economico e sociale.

Ecco quindi il nostro “Petrolio”: una serie di vicende che coinvolgono i colossi dell’energia (in particolare quelli collegati all’Italia) in tutto il mondo, ordinate numericamente come all’interno di un dizionario per creare una costellazione di significati.

Significati che, uniti, cercheranno di ricostruire alcuni aspetti del lato oscuro dei colossi dell’energia.

Un lato nero: nero come il petrolio; nero come il sangue.

L’asset strategico che imbavaglia l’opinione pubblica sulla Palestina.

La corsa italiana alle forniture

A seguito della guerra in Ucraina ed alla necessità pressante di idrocarburi (specialmente Gas naturale) per il funzionamento delle filiere produttive e per l’uso domestico, l’approccio della maggior parte dei governi europei per sopperire alla domanda è stato concentrarsi sulla ricerca di nuovi fornitori.

In italia i flussi di gas (sia tramite gasdotto sia tramite trasporto nella sua forma liquida) fino al 2021 arrivavano per il 40% dalla Russia e per il restante 60% principalmente da Azerbaijan (10% attraverso la Trans Adriatic Pipeline), Algeria (29%), Libia, Paesi Bassi e Norvegia.

A fronte della necessità di rimpiazzare la maggior parte di quel 40% di gas russo, la strategia del governo non è stata tanto variare la tipologia di risorse, puntando sulle rinnovabili, quanto piuttosto diversificare le fonti di combustibili fossili, cercando nuovi fornitori e nuove rotte.

Dunque se dalla Russia e dalla Libia, ritenuti poco affidabili, i flussi sono diminuiti, dagli altri partner si è registrato un incremento importante: solo la TAP ha registrato un aumento del 103% del pompaggio rispetto al 2021, mentre Paesi Bassi e Norvegia hanno aumentato le forniture addirittura del 211%. Ma il vero nuovo protagonista della fornitura energetica italiana, con un incremento del 19,2% sul totale rispetto al 2021, si è rivelato essere il GNL, il Gas Naturale Liquefatto, che viene trasportato tramite navi da Qatar, Egitto, Stati Uniti e alcuni paesi africani tra cui Nigeria, Mozambico e, recentemente, Congo.

L’attuale situazione in Medioriente, con l’attacco da parte degli Huthi alle navi in transito nel Mar Rosso, ha risollevato un annoso problema: è necessario avere interlocutori sempre più stabili e vicini, che possano garantire la fornitura in modo costante e per un tempo più lungo.

Questo approccio si rivela tanto più urgente per questi enti quanto più è grande l’investimento operato sui combustibili fossili nel futuro. Ciò è valido sia per le compagnie private come BP, Exxon, Shell… sia per le società di proprietà o a partecipazione statale, tra le quali figurano anche alcune società parzialmente privatizzate come ENI: l’investimento complessivo è  enorme e rivolto pressoché esclusivamente alla produzione di idrocarburi. La stima, solo per le National Oil Companies (come GAZPROM e la SOCAR azera da cui importiamo il gas via TAP), si attesta infatti attorno ai 1.500 miliardi di euro.

Nella grafica un confronto tra il bilancio del Gas in Italia nel primo quadrimestre del 2022 e quello nel primo quadrimestre del 2023; si nota il calo nell’importazione via gasdotto e un aumento dell'importazione di GNL.
Credits: MASE - Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica.

L’ascesa israeliana sul mercato energetico

Se a questa esigenza di stabilità si aggiunge l’iniziativa e le ambizioni dei singoli stati, ecco che si vengono a verificare delle convergenze interessanti, tra le quali quella più rilevante si riferisce al caso israeliano.

Israele ha sempre avuto, nella sua breve storia, una forte vicinanza con le democrazie occidentali: Stati uniti in primis; secondi gli stati Europei, con i quali intercorrono numerosissimi scambi commerciali. Un interlocutore affidabile per l’occidente, quindi, ma che storicamente è sempre stato ininfluente come esportatore energetico per la sua povertà di risorse. Una famosa barzelletta ebraica recita: «Avrei qualcosa da dire sul conto di Mosè» dice Golda Meir a un congresso ebraico «ci ha fatto vagare quarant’anni nel deserto…e alla fine ci ha portato nell’unico posto del Medio Oriente in cui non ci sia del petrolio». Se per “l’oro nero” la situazione è rimasta pressochè invariata, il punto di svolta sembra arrivare nel 1999, con la scoperta dei giacimenti di gas naturale.

Si tratta di giacimenti offshore, dei quali il primo scoperto fu Noa (2.2 mld di mc), seguito nel 2009 da Tamar (360 mld di mc) e nel 2010 da Leviathan (che di miliardi di metri cubi ne immagazzina 650).

La conseguenza è stata che i consumi israeliani di gas dal 2011 al 2021 sono aumentati del 148%, un investimento che, insieme alle rinnovabili di cui israele è uno dei maggiori produttori mediterranei, ha parzialmente soppiantato l’importazione di petrolio e carbone. Inoltre dal 2020 Israele è diventato un esportatore netto di gas naturale tramite l’Est Mediterranean Gas Pipeline che collega Ashkelon all’Egitto e da lì ai mercati energetici internazionali: un’opportunità destinata a crescere se si conta che è stata regolamentata da accordi di sfruttamento con Cipro e con la Grecia, e considerando che in quello stesso anno è stata integrata dalla normalizzazione delle relazioni con Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco a seguito degli Accordi di Abramo.

I giacimenti e le nuove rotte energetiche del gas nel mediterraneo Orientale.
Credits: Limes.

Europa-Israele: un legame energetico sempre più stretto

Chiaramente il ruolo di Israele a questo punto appare totalmente differente agli occhi delle potenze occidentali, passando da quello di partner esclusivamente commerciale a quello di potenziale nuovo asset strategico per la fornitura energetica.

Se per gli Usa questo cambio di status non ha fatto altro che rinsaldare i precedenti accordi di cooperazione energetica, l’Unione Europea dal canto suo ha siglato un Memorandum di Intesa con Egitto e Israele nel Giugno 2022, a seguito del quale l’allora ministro israeliano Lapid aveva assicurato di poter sostituire il 10% dei flussi di Gas russo con GNL liquefatto esportato da Israele. Non solo, ma sono in corso le realizzazioni di due nuovi gasdotti verso l’Egitto entro il 2025, mentre Chevron ha ottenuto la concessione dal governo israeliano di collocare una nave per la produzione di GNL direttamente su Leviathan di fronte alla città israeliana di Dor. Del resto la fornitura israeliana si è rivelata essere anche abbastanza resistente alle crisi in quanto, pur essendo stata temporaneamente interrotta a Ottobre 2023 dopo l’inizio delle nuove azioni di guerra contro la Palestina (azione questa che ha causato un’impennata dei prezzi in Europa di più del 30%), è ripresa a Novembre a pieno regime, coperta anche dalle garanzie di risarcimento di Chevron nei confronti dell’Egitto.

Il giacimento di fronte a Gaza che fa gola anche all’Italia

Nell’ottica di questa espansione energetica israeliana è rilevante notare il caso di Gaza Marine, un giacimento di gas naturale che si trova tra le 17 e le 21 miglia nautiche di fronte alla Striscia e che, secondo gli Accordi di Oslo II, dovrebbe essere sotto la giurisdizione dell’Autorità Nazionale Palestinese. Tuttavia gli accordi che l’ANP stava gestendo con BG Group già dal 1999 per l’estrazione, per una quantità che tra l’altro avrebbe coperto quasi completamente la domanda palestinese per 25 anni, sono stati rinegoziati con BGG da Israele alla vigilia della guerra Gaza del 2008, che portò definitivamente Gaza Marine sotto il controllo israeliano. Il 29 Ottobre 2023 lo stato di israele ha concesso 12 licenze a sei compagnie (tra le quali anche ENI) per l’esplorazione e lo sfruttamento dell’area marittima G, adiacente a Gaza Marine e per il 62% nella giurisdizione territoriale palestinese; inoltre ha bandito una gara d’appalto per la zona marittima H, che è palestinese per il 75%. Queste azioni, secondo avvocati dello studio legale Foley Hoag LLP di Boston, renderebbero complice ENI del reato di saccheggio, perseguibile come crimine di guerra. 

Mappa delle aree coperte dalla gara d’appalto israeliana. La linea nera rappresenta i confini marittimi palestinesi, mentre la linea rossa individua la zona che Israele riconosce come sua area di concessione.
Credits: Pagine Esteri.

La tutela degli interessi energetici italiani passa per la repressione del dissenso?

Si è argomentato fino a questo punto quanto sia stretto il legame tra israele e i paesi dell’Unione Europea, Italia inclusa; si è mostrato in particolar modo come tra italia e Israele intercorrano interessi molto forti dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico: sia per quanto riguarda la fornitura di GNL che importiamo dall’Egitto (che di fatto lavora e distribuisce il gas che proviene da Israele) sia per quanto riguarda le concessioni appaltate ad Eni.

Oltre al dato economico, e legittimo anche prendere atto di come si sia fatta più stringente e repressiva la posizione del governo e delle forze dell’ordine nei confronti di chi si muove a sostegno della popolazione Palestinese, chiedendo un cessate il fuoco. Lo si è visto nelle numerose manifestazioni in varie aree d’Italia, nei provvedimenti presi verso le posizioni di determinati cittadini, nei recenti fatti di Napoli, nello zelo dell’amministratore delegato Rai Roberto Sergio nel fare proprie le posizioni dell’ambasciatore israeliano Alon Bar rispetto alle esortazioni alla pace compiute da alcuni cantanti nel Festival di Sanremo (manifestazione sponsorizzata, tra gli altri, da Plenitude – la costola “green” di Eni).

Viene spontanea dunque una considerazione: è possibile che la ragion di stato, rappresentata dalla necessità di approvvigionamento, e gli interessi dei colossi del fossile, come ENI, stiano andando di nuovo ad anteporsi all’imperativo morale della tutela della vita e della dignità delle persone coinvolte? E, ancora, è possibile che questa tutela sia portata avanti anche tramite la repressione del dissenso? 

A chi sta leggendo l’esortazione a coltivare una perplessità consapevole.

Immagine di persone in manifestazione nella via centrale di Brescia con Bandiere e striscioni.
Manifestazione bresciana per un cessate il fuoco in Palestina (5 Novembre 2023).
Credits: Martina Firinu.
Nota: Le opinioni espresse nell’articolo sono solamente quelle dell’autore, e non riflettono necessariamente quelle di Echo Raffiche o di istituzioni a cui l’autore è affiliato.

Immagine di copertina: a cura di Arianna Maggioni.

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