
Nota del redattore: l’intervista è stata fatta prima dell’approvazione del decreto legge “sicurezza”.
13 gennaio 2025, zona industriale del Quartiere 1° maggio, Brescia. Diverse persone hanno organizzato un’azione dimostrativa per il primo mattino davanti allo stabilimento della Breda-Leonardo, per protestare contro il genocidio in corso a Gaza per opera dello stato israeliano, e per chiedere che l’Italia smetta di vendere armi a Israele. Quello che è successo in seguito è noto: le persone sono state rapidamente portate in questura, dove poi alcune attiviste hanno subito perquisizioni invasive e ingiustificate; recentemente, Extinction Rebellion (XR) ha sporto denuncia per questi fatti.
Fortunatamente il clamore mediatico – anche all’estero – e la risposta di piazza hanno messo in evidenza questi abusi, ma purtroppo sono state oscurate le motivazioni che stavano dietro a questa manifestazione. Ne ho voluto parlare con Bacci e Bruno, rispettivamente attivisti di XR e Ultima Generazione (UG).
1. Perché avete fatto questa azione? E perché proprio davanti a Leonardo?
Bacci: Leonardo, azienda a partecipazione statale, sta inviando armamenti a Israele, che è uno stato che sta compiendo genocidio; ciò significa che lo Stato italiano, e noi cittadini che paghiamo le tasse, saremmo complici. Sono già stati provati gli altri mezzi della protesta democratica per impedire ciò, ma non è successo niente. Allora io mi lego davanti alla fabbrica e non faccio passare i camion. Cerco di impedirti di fare quello che è sbagliato che lo stato faccia. L’obiettivo era costringere l’audience a prendere una scelta: sei pro o contro il genocidio di Israele? Sei pro o contro al fatto che lo Stato finanzi Leonardo? A differenza di questioni più complesse, su questa non ci si può girare attorno.
Bruno: Leonardo produce armamenti e ha sempre collaborato con Israele, a livello di stato, di governo, e di università. Dopo che è scoppiata la guerra a Gaza ufficialmente la posizione era quella di sospendere la fornitura di armi e tecnologie; ma di fatto, come è stato evidenziato da da alcune inchieste, questo commercio è continuato, nonostante ci sia una guerra in corso, nonostante il mandato di cattura internazionale contro Netanyahu e l’accusa di genocidio.

2. Che impatto mediatico ha avuto questa azione?
Ba: E’ stato molto bello vedere che c’è stata una reazione dalla società civile, anche da avvocat3, psicolog3.
Parere personale: il tutto è stato inquadrato in una logica mediatica propagandistica dove non potevamo rompere gli schemi. La maggioranza della popolazione italiana è pacifista, contro il genocidio, non vorrebbe il riarmo, non vuole la guerra, eppure… L’attuale arma più forte di chi detiene il potere è spandere rassegnazione: i problemi ci sono, ma non si può fare nulla. Che è una cazzata: Israele è uno stato piccolo, circondato dal mare, con poche risorse, dipende dalle importazioni; con un embargo capitolerebbe subito.
Br: L’azione ha avuto un bell’impatto, che è sia una cosa positiva che negativa. Era evidente che non eravamo pericolosi per le persone o per la proprietà. Appena siamo usciti dalla questura, la notizia ha avuto subito grande eco mediatica. Positiva in questo senso; negativa perché c’è stato questo episodio che ci saremmo risparmiati, e anche perché ha oscurato il motivo per cui è stata fatta quest’azione. Poi le cose finiscono nel dimenticatoio, mentre la guerra a Gaza sta ricominciando; per chi fa disobbedienza civile il problema è che c’è bisogno di avere costanza, altrimenti poche azioni tendono a disperdersi e a essere dimenticate rispetto a delle campagne più continue e pressanti.

3. Perché è successo quello che è successo in questura?
Ba: Bisogna dire che tutto l’approccio della polizia nella gestione della situazione è stato completamente diverso da come si relaziona solitamente con XR o come si dovrebbe relazionare con persone che stanno dimostrando in maniera pacifica.
A Brescia lo sgombero è stato veloce, in una città che non è attrezzata da questo punto di vista. Hanno radunato tutte le forze a disposizione, Polizia locale, Carabinieri, Vigili del fuoco, che sono arrivati ad una velocità assurda. Sono stati estremamente rudi fin dall’inizio e non c’è stata nessuna accortezza per rispetto delle procedure di arresto e di fermo. Non è stata fatta nessuna differenza tra chi faceva l’azione bloccando o imbrattando l’ingresso e chi faceva foto o supportava i manifestanti con acqua e biscotti. Hanno addirittura cercato di portare via un giornalista di Radio Popolare che ha dovuto mostrare il tesserino da giornalista per evitare l’arresto.
Una sola considerazione: se tocchi cose che non vanno toccate, la reazione non è di ordine pubblico, ma intimidatoria. Certe cose non le devi fare.
Fortunatamente non ha funzionato: ci siamo supportati, ma abbiamo pensato anche a come evitare questa cosa per evitare queste situazioni. Quello che fa più rabbia è che è palese quali siano le priorità dello stato. Lo sappiamo già, ma vederlo nero su bianco fa impressione. Bisogna rileggere Marx e il suo discorso su struttura e sovrastruttura, vedere dove c’è veramente interesse economico e dove invece c’è soltanto storytelling.
Br: Quel tipo di perquisizione dovrebbe essere la norma in caso di fermo; ci è capitato però poche volte di subirlo perché il contesto nel quale agiamo dice palesemente che non ve ne sia alcuna necessità.
Serve a mettere in soggezione la persona indagata. In questo caso, si può dire che era tutto regolare ma hanno attuato questa discriminante tra attiviste donne e attivisti uomini. Ed è stato fatto in un modo umiliante e in locali non idonei.
4. Come si inserisce ciò nel disegno repressivo legislativo?
Ba: Anticipa un po’ quello che sarà uno schema. Quello che sta facendo il governo a livello legale e culturale è delegittimare tutto quello che non è consenso; tutto quello che è protesta è una minaccia per la sicurezza pubblica. Creare nella gente comune l’idea che ci sia pericolo là fuori, non si sa quale sia ma c’è e quindi è necessario usare misure più drastiche per la sicurezza.
Noi adesso siamo in situazione dove ci sono carte favorevoli per l’instaurazione di un governo autoritario: l’economia va male, parte della popolazione sta perdendo diritti e privilegi e non è in grado di capire perché, per cui si punta alle soluzioni più semplici.
Nel DL sicurezza ci sono cose più gravi di quello che riguarda gli attivisti: punire chi in carcere fa lo sciopero della fame. E’ un uso del potere a fine repressivo in maniera assolutamente non democratica. Mi auguro che si faccia ricorso contro DL sicurezza, che la Corte Costituzionale lo dichiari incostituzionale. Perché non è costituzionale affatto.
Br: Abbiamo un governo che è naturalmente repressivo, ma pone più attenzione poliziesca sul conflitto sociale. Negli ultimi giorni in cui abbiamo fatto l’azione, si parlava più di riarmamento, di economia di guerra, cose che sembravano antiquariato per noi. In un contesto simile è difficile esprimere dissenso senza che questo diventi motivo di scontro o repressione.

5. Che impatto sta avendo il DL sicurezza sull’attivismo climatico e non solo? Che impatto avrà?
Ba: Non penso che l’attivismo diminuirà per il DL sicurezza, ho però un po’ paura che verrà molto più preso di mira nella narrazione politica: si inizierà a usare gli attivisti come capro espiatorio come con altre fasce di popolazione minoritaria, che fa fatica a difendersi.
Il fatto adesso non è come accadeva in passato, parlare contro attivisti per avere consenso: qui si tratta di non volere dissenso. Mi fa impressione il PD che non si mobilita contro una cosa del genere. Quando si mette in dubbio la libertà di manifestare dissenso, perché non si mobilita non solo a livello parlamentare, ma anche a livello locale e nella strada?
Br: L’effetto è duplice: da un lato quello di rendere molto più difficili le forme di attivismo dal basso come quelle contro le grandi opere e per i diritti sociali. Ci saranno pene più severe e metodi d’indagine più invasivi per impedire questo tipo di azioni e manifestazioni, potrebbe essere uno spauracchio; d’altro canto l’effetto può essere positivo se renderà certe proteste più evidenti: la repressione più forte potrebbe dare ancora più risalto per la notizia.
Anche se speriamo che comunque il decreto non venga approvato.
Immagine di copertina: azione davanti alla sede di Breda-Leonardo, Brescia.






