
Da qualche settimana Daria Bignardi conduce un bel podcast sui libri, si chiama Parlarne tra amici; in una puntata – dedicata al libro su Leopardi di Antonio Moresco – i conduttori si chiedevano quali fossero i poeti che, quando erano piccoli, li hanno avvicinati alla poesia. C’era chi – tra loro – si ricordava delle poesie di Pascoli imparate a memoria nel corso delle scuole medie. Questa conversazione mi ha colpito perché io non ho un poeta o una poetessa che, quando ero piccolo, mi abbia avvicinato alla poesia. Non ho ricordi precisi della letteratura affrontata alle medie o alle elementari.
Ricordo, però, nitidamente la prima volta che mi sono soffermato a leggere un testo in versi; non era propriamente una poesia, ma era una canzone di Francesco Guccini. Nell’estate tra la prima media e la seconda superiore non avevo ancora un telefono o un Ipod, ma – insieme a mia sorella – possedevo un lettore CD portatile. Per casa giravano tanti CD e, in particolare, per caso ascoltai una raccolta di cantautori italiani che aveva al suo interno una canzone di Francesco Guccini: “Autogrill”.
“Autogrill” attirò tutte le mie attenzioni per la ragione che non capii nulla dai primi ascolti. In questa canzone Guccini racconta di un incontro tra un avventore (l’io narrante) e una barista all’interno di un autogrill; l’avventore se ne innamora e prova a fantasticare di loro e del loro possibile amore. Il testo è ricco di parole difficili che – per me – erano oscure: che cos’è la soda fountain, un nickel di mancia, e cosa significa cliché?

Passai tutte le vacanze al mare ad ascoltare quella canzone cercando di capirla; trascrissi il testo e cercai di comprendere le parole per me più oscure. Credo che – in quel rudimentale esercizio di comprensione di un testo in versi – mi sia avvicinato alla poesia e, in un certo modo, alla letteratura. Negli anni successivi Guccini fu – per me – una specie di ossessione: non ricordo nessuna poesia di Pascoli a memoria, ma molte canzoni di Guccini.
Il primo libro di poesia lo acquistai anni dopo, ma sempre per ragioni legate alla musica. Infatti, solo intorno ai diciotto anni, cominciai ad ascoltare De André in maniera sistematica e all’ascolto di “Non al denaro non all’amore né al cielo” – disco ispirato dalle poesie di Edgar Lee Masters – comprai e lessi “Antologia di Spoon River”. Inoltre, sempre Guccini, in “Canzone per Piero” – splendida canzone dedicata all’amico di una vita – parlando di una ragazza dice «è in gamba sai, legge Edgar Lee Masters». Non potevo astenermi dalla lettura del poeta americano. Anche io volevo essere “in gamba” come la ragazza della canzone. Insomma, è grazie a quella musica se ho letto qualche poesia.
Una cosa simile avvenne quando ascoltai la canzone “Piazza Alimonda”, scritta da Guccini dopo i fatti del G8 di Genova del 2001. Del G8 non sapevo molto e – proprio grazie a quella canzone – capii che cosa avvenne a Genova. In “Amerigo” canzone dedicata allo zio migrante in America, compresi la durezza della vita dei migranti italiani in America. Ne “La locomotiva” capii l’ideale anarchico. Insomma: molta storia contemporanea l’ho conosciuta – per la prima volta – nelle sue canzoni.
Il fatto più significativo per la mia formazione circa la produzione di Guccini – però – è quello legato al lessico: i testi di Guccini hanno parole complicate, ricercate. Ogni canzone era motivo di scoperta: che cosa significa orpello? Che cos’è la cordite? I testi delle sue canzoni erano ostici, ma ho imparato molto.
Ascoltando il podcast di Daria Bignardi mi sono chiesto quale poeta sia stato significativo per la mia formazione. Di sicuro non è un poeta del canone (a cui mi sono avvicinato tardi), quindi risponderei che è grazie a Francesco Guccini se ho capito la potenza delle parole scritte in versi.
A Guccini spesso viene affibbiato l’orribile e retorico epiteto di “maestrone” e capita spesso che giornalisti vanno fino a Pavana – dove ora risiede – per chiedergli opinioni un po’ su tutto. Non so se sia una buona idea.
Dei grandi scrittori quello che conta è il testo: le parole scritte sono più importanti delle biografie. Quindi, di un grande cantautore come Guccini, quello che conta sono le canzoni che sono ben di più che una piccola cosa pop.

Immagine di copertina: la copertina del disco Guccini





