
Mercoledì 30 aprile il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge (ddl) in cui tra le varie misure riguardanti l’istruzione pubblica c’è quella dell’annosa questione dell’educazione sessuale. Oggigiorno in Italia non è prevista un’attività di questo tipo a livello curricolare, ma viene svolta a discrezione dei singoli istituti, spesso da parte di docenti di scienze e/o con l’intervento di esperti esterni quali medici, psicologi, più raramente educatori. Ciò comporta diverse discrepanze a livello dei singoli istituti e al livello nazionale.
La proposta del ddl sarebbe quella di introdurre l’obbligo del consenso da parte delle famiglie per far partecipare i propri figli ad attività di educazione sessuale; se le attività in sé o i materiali didattici adottati non dovessero essere approvati, si ha diritto a partecipare ad attività didattiche alternative, praticamente come già accade per l’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC). Inoltre, per la scuola primaria si propone di affrontare la questione solo dal punto di vista biologico e riproduttivo, approccio che da tempo gli esperti del settore ritengono superato e inadatto, invece che un approccio più completo che guardi anche al contesto relazionale, sociale, e alle diversità sessuali. Soprattutto quest’ultima tematica viene etichettata come «ideologia gender» proprio dall’estrema destra vicina o addirittura facente parte dell’attuale governo.
Se non solo gli esperti bastano, anche le statistiche dovrebbero dare l’allarme: oggigiorno è sempre più urgente discutere su questioni riguardanti il consenso e la diversità di genere, dato l’alto numero di casi di violenza di genere: tra i più eclatanti, nel 2024 i femminicidi, lesbocidi e trans*cidi sono stati 115, praticamente uno ogni 3 giorni; nel 2025, siamo già a quota 37.

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La controversia sull’educazione sessuale si inserisce nel disegno reazionario che propone il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM): sono state pubblicate l’11 marzo le “Nuove indicazioni per la scuola dell’infanzia e primo ciclo di istruzione 2025″.
Il documento ha messo in luce la notevole impronta reazionaria dell’attuale governo, unita a un mix di populismo e qualunquismo. Tra le misure proposte, da quella di stimolare l’apprendimento mnemonico – le filastrocche e poesie, per intenderci- e la scrittura in corsivo, alla reintroduzione di pillole di latino alla scuola secondaria di primo grado, e dello studio antologico della Bibbia, testo fondante della sedicente civiltà occidentale.
L’approccio è decisamente populista: se da un lato molti studi neuroscientifici dimostrano che la scrittura manuale favorisca il neurosviluppo, e che invece l’eccessiva esposizione agli schermi di tablet e smartphone già in tenera età lo limiti, è chiaro che lo studio della Bibbia e il recupero del latino non sono un semplice pretesto – legittimo e condivisibile – per approfondire alcune tematiche, quanto strumenti per ribadire la supremazia di una cultura occidentale e di una lingua – l’italiano – rispetto alla pluralità di culture e lingue che ormai è onnipresente nel nostro sedicente mondo globalizzato.
Infatti, leggendo l’introduzione alle linee guida per il curriculum di storia, si possono leggere queste dichiarazioni:

Il coordinatore di tale area disciplinare è nientemeno che Ernesto Galli della Loggia, professore emerito della Scuola Normale di Pisa, non uno studioso qualunque e non un opinionista qualunque. Si potrebbe anche discutere di quanto possa essere proficuo mettere come coordinatore di un documento di indirizzo pensato per l’istruzione dell’obbligo un accademico di alto livello, al di là delle dichiarazioni provocatorie e infondate che vengono proposte; ma ricordiamoci che il ministro è un docente universitario, con esperienza praticamente nulla in ambito scolastico.
Altre misure di facciata sono state proposte poco dopo: lo scorso aprile il Ministro ha inviato la seguente circolare ai dirigenti scolastici, raccomandando una adeguata programmazione di verifiche e dei compiti da assegnare a casa. Di per sé la programmazione delle verifiche scritte è prassi comunque secondo i Piani Triennali dell’Offerta Formativa (PTOF) di moltissimi istituti sul territorio nazionale – che poi vengano disattesi, quello è un discorso da tenersi nei singoli consigli di classe e/o collegi dei docenti1.
Negli ultimi mesi gli insegnanti hanno dovuto far fronte ad un’ulteriore problematica: è stato pubblicato un Decreto Ministeriale, il D.M.73/2025, che impone dei nuovi tetti di spesa per i libri di testo. Ciò ha scatenato non pochi problemi, se si considera che l’ultimo aggiornamento risaliva al 2012, ma soprattutto che i nuovi tetti di spesa fanno riferimento all’inflazione prevista e non a quella che c’è realmente stata negli ultimi 13 anni.
È corretto idealmente proporre di abbassare il tetto di spesa, soprattutto per venire incontro alle famiglie che stanno vivendo una continua erosione del loro potere d’acquisto; il problema sta nel fatto che le scuole approvano i libri di testo per l’anno successivo nel mese di maggio, e che soprattutto le case editrici scolastiche non hanno avuto modo di ritoccare i loro cataloghi, qualora avessero mai pensato di farlo. Tradotto: l’unico modo per stare dentro il tetto di spesa è rinunciare a dei testi, oppure passare alle edizioni digitali, le quali sono sì più economiche del cartaceo, però portano con loro dei costi impliciti, cioè quello per l’acquisto dei dispositivi da utilizzare per lo studio, dell’energia elettrica necessaria per la loro ricarica, e la necessità di avere più di un dispositivo per la lettura nel caso di famiglie con più figli in età scolare; inoltre, un libro digitale non può essere rivenduto.
Tutto ciò è una conferma della piega che sta prendendo l’istruzione pubblica negli ultimi anni, che ricalca l’impronta fortemente ideologica dell’attuale governo, non curante delle decise e veloci trasformazioni che la scuola e la società sta vivendo alle quali migliaia di docenti cercano di far fronte con gli strumenti limitati che hanno a disposizione.
1 Il Collegio dei docenti è un organo collegiale (come lo sono il Consiglio di Classe e il Consiglio d’Istituto), composto da tutti i docenti di un istituto e presieduto dal Dirigente scolastico. Ha la responsabilità di organizzare le attività didattiche dell’istituto, e può avere potere di delibera in merito, con votazione a maggioranza relativa.
Immagine di copertina: il Ministro Giuseppe Valditara; open.online





