“Tiffany e Oltre”: a Brescia un progetto per donne transgender migranti

Brescia. Per anni la città le ha viste soltanto di notte. Ai bordi delle strade, dentro uno sguardo pubblico incapace di riconoscere la complessità di queste vite oltre lo stigma della prostituzione e della marginalità. Eppure, da molto tempo, esiste anche altro. Esistono relazioni, reti informali di cura, comunità costruite pezzo dopo pezzo dentro spazi spesso invisibili ai più.

A Brescia, uno di questi spazi si chiama Colazione da Tiffany. Nato all’interno del Progetto Strada della Cooperativa Il Calabrone, in collaborazione con il Centro Aristofane, il gruppo rappresenta da anni un luogo di incontro, ascolto e confronto per donne transgender migranti, molte delle quali sex worker, provenienti soprattutto da Brasile, Colombia e Venezuela. Un luogo nato per uscire, almeno per qualche ora, dalla dimensione della strada. Per parlare, stare insieme, condividere esperienze, paure, desideri.

Negli anni, grazie al lavoro quotidiano delle educatrici e delle operatrici responsabili del gruppo, Colazione da Tiffany ha smesso di essere soltanto uno spazio protetto interno ai servizi per trasformarsi progressivamente in una presenza collettiva sempre più visibile sul territorio. Le Tiffany hanno iniziato ad aprirsi alla città partecipando a manifestazioni, incontri pubblici, eventi culturali e iniziative sociali, attraversando spazi in cui non sono state viste o dai quali sono state escluse per molto tempo. Questo percorso di esposizione pubblica e riappropriazione della propria voce è culminato lo scorso anno, quando le Tiffany sono state scelte come madrine del Brescia Pride: un riconoscimento simbolico e politico importante, capace di restituire centralità a soggettività spesso raccontate soltanto attraverso lo stigma. 

Le Tiffany madrine del Pride a Brescia (settembre 2025)

Oggi quel percorso si evolve ulteriormente e diventa spazio per nuove esperienze. Nasce così “Tiffany e Oltre: spazi di riconoscimento e sostegno per donne trans”, un progetto sviluppato da Olga Rogai, laureanda in “Lavoro sociale e coordinamento di servizi per immigrazione, povertà e non autosufficienza”, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore sede di Brescia, insieme al gruppo e alle realtà territoriali che da anni lavorano accanto alla comunità transgender bresciana.

Il punto di partenza pare semplice: migliorare la qualità della vita delle donne transgender migranti che vivono stabilmente sul territorio bresciano. Ma dentro questa definizione si apre un universo di questioni che parlano di diritti, salute fisica e mentale, lavoro e sussidi, documenti, casa, violenza e dignità.

Molte delle donne che partecipano al gruppo vivono in Italia da decenni. Alcune sono arrivate negli anni Novanta o Duemila dentro percorsi migratori segnati da sfruttamento, tratta e debiti economici. Per molte, il sex work non è stata una libera scelta ma una delle poche possibilità di sopravvivenza offerte da una società che continua a escludere le persone transgender dai percorsi lavorativi ordinari e dai diritti fondamentali. A pesare sono fattori che si intrecciano continuamente: precarietà abitativa, discriminazione transfobica, irregolarità, isolamento sociale, invecchiamento e ageism e, infine, accesso difficile ai servizi sanitari e legali. E poi c’è una violenza più sottile ma costante: quella dello stigma. L’essere spesso ridotte a presenze e corpi notturni, considerate solo ai margini dello spazio pubblico.

In questo senso Tiffany e Oltre prova a costruire uno spazio collettivo di riconoscimento, fatto di rete sul territorio ed esperienze che vanno verso concrete possibilità di autodeterminazione e validazione delle risorse personali.

Il progetto prevede attività molto concrete: incontri sulla salute mentale e sul benessere psicologico, incremento della presenza del gruppo in attività del territorio e sui Social, campagne di prevenzione sanitaria insieme a Brescia Checkpoint, ma anche lezioni di yoga, giornate a contatto con l’arte e con  altre forme di narrazione di Sé in spazi inclusivi pensati con Brescia Musei, con il Cinema Eden e con la Libreria Caleidoscopio. 


Poi orientamento lavorativo, supporto legale sui percorsi di regolarizzazione e sul cambiamento del nome, strumenti informativi contro la violenza, fino alla creazione di una MAPPA-T, pensata per orientare le donne verso servizi sanitari, sociali e legali realmente trans-friendly e per conoscere nuove realtà accoglienti e sicure. 
Ma c’è anche una dimensione simbolica e politica importante. Perché creare spazi di cura per soggettività storicamente marginalizzate significa anche produrre cultura, memoria e presenza pubblica. Per questo, nella Giornata Internazionale contro l’Omolesbobitransfobia, il Gruppo Tiffany, con la partecipazione del Comune di Brescia, invita la cittadinanza a partecipare alla piantumazione di un albero prevista per il 19 maggio presso il Parco La Rosa Blu – Amici dell’ANFFAS di Via Milano alle ore 15.00. Un gesto semplice, ma carico di significato: radicarsi, lasciare traccia, reclamare esistenza dentro uno spazio urbano che troppo spesso ha espulso o relegato all’invisibilità.
Piantare un albero, in questo caso, diventa un gesto di partecipazione e cura per l’ambiente e la comunità bresciana, ma anche un gesto politico che guarda al futuro. Forse è proprio questo il passaggio più importante del progetto: andare oltre l’assistenza nell’emergenza e la riduzione del rischio, e invitare la comunità a parlare in modo sempre più strutturato e concreto anche di risorse, competenze e autodeterminazione, di nuovi ruoli nella collettività, di rete e di nuove possibilità anche per le future generazioni Tiffany



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