Uomo che fuma mentre osserva un paesaggio con un edificio in rovina e un fiume
La riscoperta della Cina contemporanea attraverso il cinema di Jia Zhangke

Un uomo giunge in una città che non ha mai visitato alla ricerca della moglie di cui non ha notizie da 16 anni, ma scopre che all’indirizzo in suo possesso non si trova più alcuna abitazione: l’intera zona residenziale è stata sfollata, demolita e allagata per permettere la costruzione della diga delle Tre Gole, uno dei più grandi progetti civili a opera del governo cinese. L’uomo si ritrova così a vagare in una città che viene progressivamente smantellata, unendosi ai demolitori per mantenersi mentre prosegue la sua ricerca. Queste sono le vicende che aprono il film Still Life (2006) del regista cinese Jia Zhangke, una delle opere più rappresentative di questo autore, premiata con il Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia del 2006.

Il cinema cinese ha conosciuto diverse fasi di popolarità in Occidente: nei primi anni ‘70 spopolavano i film d’arti marziali di Bruce Lee, seguiti dalle pellicole gangster e action di registi di Hong Kong come John Woo, fino ad arrivare a drammi in costume come Lanterne rosse (1991) e wuxia come Hero (2002) e La foresta dei pugnali volanti (2004), diretti da Zhang Yimou. Al di fuori delle varie correnti, non sono mancati poi registi come Wong Kar-wai, autore di film romantici estremamente curati come Hong Kong Express (1994) e In the Mood for Love (2000). Moltissime di queste opere sono caratterizzate da una spettacolarità talvolta legata alla coreografia dei combattimenti, talvolta alla maestria con cui sono girate le scene d’azione, oltre che all’attenzione dedicata a costumi, fotografia e scenografia. Si può dire che tutti questi elementi abbiano contribuito a formare l’idea di un cinema visivamente spettacolare, spesso caratterizzato da narrazioni epiche, sentimentali o melodrammatiche.

Ragazzo che guarda un film in televisione in cui un uomo accende una sigaretta con una banconota che brucia
Un frame del film Still Life con un frame del film A Better Tomorrow.

Jia Zhangke, così come altri registi a lui contemporanei (i membri della cosiddetta Sesta Generazione), ha sempre rifiutato questa spettacolarizzazione ed enfasi drammatica, soprattutto nella prima parte della sua carriera, di cui Still Life è un punto di riferimento. In particolare, Jia Zhangke si è espresso esplicitamente contro l’incapacità di queste correnti di raccontare la complessità della realtà sociale, a cui vengono preferite piuttosto quelle che egli definisce delle «favole infantili». Non è casuale il riferimento polemico all’interno del film proprio ad A Better Tomorrow (1986), una delle pellicole di maggior successo di John Woo.

Cercando una commistione tra realtà e finzione che può facilmente far pensare al neorealismo italiano, Jia Zhangke decide di narrare la propria storia in una città che sta venendo realmente demolita per permettere i lavori di realizzazione della diga. Allo stesso modo, così come si opta per il realismo dell’ambientazione, la quasi totalità degli attori presenti nel film non sono professionisti. Da un punto di vista tecnico, la regia predilige una distanza emotiva dai personaggi, presentando raramente dei primi piani. Questo perché la narrazione ha come protagonista l’ambientazione stessa; la città in demolizione – la cui conseguenza non è solo lo sfollamento della popolazione, ma la perdita della sua storia – è la metafora sia dell’inevitabile passaggio del tempo che dei profondi cambiamenti economici e sociali che hanno coinvolto la Cina negli ultimi decenni.

Una donna e un uomo accovacciati in un edificio in rovina da cui si vedono i resti di una città
Un frame del film Still Life.

Come traspare dal titolo del film, ciò che viene rappresentato è una natura morta: le persone ritratte nell’opera sono come dei frutti strappati dalle piante che li hanno generati. Costoro vivono o nello spettro della città che conoscevano o in nuovi edifici a loro estranei. Come emerge nella seconda storia narrata nel film, la cui protagonista è una donna che giunge in città alla ricerca del marito scomparso, la ricostruzione è l’espressione di una nuova élite sorta dalle nuove opportunità economiche, che però viene vista da Zhangke come espressione non di progresso, bensì di corruzione politica e morale. In questo contesto si colloca uno degli elementi surreali che interrompono il forte realismo della pellicola, ossia il decollo a mo’ di shuttle di un edificio brutalista noto come il Monumento al progresso e alla prosperità.

La città in smantellamento rappresenta la perdita della memoria storica e dell’identità, che si riflettono nelle vicende private dei protagonisti attraverso la disgregazione dei legami familiari. Questo isolamento totale viene simboleggiato dall’altro elemento surreale della pellicola: la comparsa di un ufo, il cui percorso nel cielo conduce gli spettatori dal primo protagonista alla seconda, sottolineando una connessione tra le loro storie. Tuttavia, questo rapporto tra i due è meramente teorico: non essendo mai destinati a incontrarsi, l’unica cosa che li accomuna è l’essere vittime della stessa condizione. Il disco volante – simbolo che ritorna anche in uno dei film più recenti del regista, I figli del Fiume Giallo (2018) – nell’iconografia di Jia Zhangke rappresenta appunto una solitudine inesprimibile e siderale

Vestito steso in primo piano con edificio brutalista che decolla sullo sfondo
Un frame del film Still Life.

Still Life è un’opera solenne che contiene una delle prospettive più critiche nei confronti della Cina contemporanea, rappresentata con uno stile alieno alla concezione che abbiamo del cinema cinese. Il film ha il pregio di riuscire a fare tutto questo senza scadere nell’eccesso di esposizione o nell’ostentazione del proprio messaggio, tendenze di cui peccano pellicole più recenti del regista, come Il tocco del peccato (2013), Al di là delle montagne (2015) e, in misura minore, il già citato I figli del Fiume Giallo (2018). Nonostante possa risultare ostico per chi è nuovo a questo tipo di cinema, Still Life è un film che chiunque dovrebbe vedere, sia per scoprire una delle voci più importanti del cinema contemporaneo sia per iniziare a conoscere la storia sociale di una delle grandi potenze geopolitiche del nostro tempo.

Immagine di copertina: Un frame del film Still Life

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