

Mina è una trentenne che ha scelto Londra come città in cui provare a costruire l’identità perfetta, dove sentirsi parte integrante di un gruppo sociale scelto con estrema accuratezza, tra ragazze che ostentano una sensibilità woke e che si possono permettere ritiri spirituali nelle parti più povere del mondo. Il suo tentativo di cancellare il passato e farsi una nuova vita viene però bloccato dall’improvvisa morte del padre Omar, che la riporta a casa, in un paese sulla costa calabrese, per partecipare ai funerali e prendersi cura della madre e della sorella, rimasta sola a gestire il bar di famiglia.
Tangerinn
Quando apre il bar, Omar sceglie il nome Tangerinn in ricordo delle sue origini e della città di Tangeri, centro portuale del Marocco, dove passa un periodo della sua vita prima di arrivare in Europa. La speranza di Omar è quella di poter creare un luogo accogliente per tante altre persone con una storia simile alla sua. Il titolo Tangerinn, però, fa riferimento anche all’albero di mandarini tangerini piantato da Omar alla nascita di Mina – ripreso anche nella copertina – e che rappresenta agli occhi della protagonista un indizio sulle sue radici e sulla sua storia, che ha cercato di estirpare in vari modi.

Il viaggio di Omar
Attraverso la concatenazione di diversi flashback, con i quali Mina cerca di esorcizzare la morte del padre, scopriamo il misterioso passato di Omar, fuggito giovanissimo dal Marocco in cerca di una vita migliore e finito, dopo varie peripezie, ad aprire il Tangerinn. È proprio la spinta a viaggiare ciò che più accomuna padre e figlia, entrambi partiti alla ricerca di una vita diversa, mossi dalla fame o dall’ambizione. Un’epopea che rischia però di far perdere di vista, a chi la intraprende, la persona che è veramente, le proprie radici ed i propri desideri.
Avevi passato anni a sognare quel momento, convinto che in Marocco non saresti mai riuscito a essere davvero te stesso, che tutto – quella vita, quella casa, quel quartiere, le tue responsabilità – non avrebbe smesso di tarparti le ali. Lontano da lì avresti potuto ricominciare da zero, essere chiunque avessi voluto. Ma scegliere chi vuoi essere non significava decidere di diventare qualcun altro? C’era davvero bisogno di attraversare il mare per trovare te stesso? Non eri già lì, non eri stato tu a rimandare la partenza, a battere Samir a carte, non eri stato tu a baciare il palmo di jidda?

Il viaggio di Mina
Anche Mina, trasferendosi a Londra, aveva deciso di diventare un’altra persona, ma il forzato ritorno a casa coincide con l’inizio della messa in discussione delle sue scelte di vita. La soluzione ai suoi dilemmi, tuttavia, la troverà solamente, e ancora una volta, viaggiando alla ricerca di sé stessa e della vera storia di suo padre. Solamente dopo essere ripartita alla volta del mondo, troverà il coraggio di ritornare a casa e di scoprire che il luogo in cui può sentirsi davvero completa, è il luogo in cui è nata e cresciuta, insieme alle persone che la amano.
È davvero possibile isolare il grumo essenziale di chi sei da quelli che ti amano, che ti abitano? Forse l'idea di conoscere la propria verità è del tutto illusoria, non esiste una parte più vera o più autentica di noi che sia separata dagli altri, nascosta nel profondo di noi stessi, immutabile. Forse esistiamo per chi ci ama, e chi amiamo esiste per noi, nei modi in cui li vediamo, nei modi in cui ci vedono.
Tangerinn è un’opera prima e un romanzo di autofiction nato da una scrittura molto profonda e vivida: nella storia di Mina troviamo tantissime emozioni e tutte espresse in maniera forte e chiara, scavando nel profondo di ognuna di queste. Sono tanti i momenti estremamente poetici e delicati, che commuovono e che ci fanno affezionare alla protagonista, con tutti i suoi pregi e difetti. Un romanzo da leggere tutto d’un fiato.






