infermieri e medici in posa di fronte al centro medico di Karthoum

Una testimonianza dal Sudan: intervista all’infermiera di Emergency Valentina Margini

Valentina Margini da Novembre 2024 a Novembre 2025 ha lavorato come infermiera presso il centro Salam di cardiochirurgia di Emergency a Khartoum, in Sudan. Dopo il rientro in Italia ha gentilmente concesso a noi di Echo raffiche un’intervista in cui ci ha parlato di una situazione troppo spesso dimenticata dai media occidentali.

Ciao Valentina, grazie di averci dedicato il tuo tempo per questa intervista. Nell’ultimo periodo hai lavorato per Emergency come operatrice umanitaria in Sudan. La guerra scoppiata nell’aprile 2023 ha generato una catastrofe umanitaria di proporzioni incredibili. Puoi darci qualche dato o qualche aneddoto per farci capire la scala di questo disastro?

A più di due anni dall’inizio della guerra, ci sono di 30 milioni di persone che hanno bisogno di cure e di assistenza sanitaria, di cui circa la metà sono bambini. I morti sono stimati a circa 150 mila – anche se i dati rimangono un punto di domanda, a causa dei problemi di connessione internet e la bassa qualità delle informazioni disponibili, quindi il numero potrebbe anche aumentare. In aggiunta, 16 milioni di persone sono sfollate e si trovano ora in campi profughi.

ragazza velata che controlla la lista d’attesa
immagine per gentile concessione di Valentina Margini.

In questa situazione difficilissima, qual è il ruolo di organizzazioni umanitarie come Emergency? Ci puoi spiegare che tipo di attività tu e tuoi colleghi portate avanti per alleviare l’impatto della guerra sulla popolazione?

Emergency nel 2007 ha aperto un ospedale di cardiochirurgia a Khartoum. L’ospedale si chiama Centro Salam – salam in arabo significa pace. Dopo aver iniziato con la cardiochirurgia, l’anno scorso àè stato aperto un ambulatorio di pediatria, e da qualche mese è stato aperto anche un reparto pediatrico con circa 16 posti letto per bambini. I pazienti sono tantissimi. Dallo scoppio della guerra l’attività del centro è stata ridotta, a causa della difficoltà di reperire farmaci e le strumentazioni necessarie per la sala operatoria – e a volte anche beni di base come l’acqua o il sapone. Per quanto riguarda il reparto pediatrico, invece, ultimamente abbiamo visto bambini in condizioni sanitarie sempre peggiori – anche bambini che non vedono un pediatra o un medico da più di due anni.

 

Quasi tutte le parti in causa della guerra in Sudan sono state coinvolte (più o meno spesso, e più o meno gravemente) in abusi nei confronti dei civili, ma anche nei confronti di operatori umanitari. In un ambiente così difficile, come è possibile lavorare per un’organizzazione umanitaria come Emergency?

In un ambiente così difficile, ci sono degli accordi che vengono messi in atto con entrambe le parti coinvolte nel conflitto per consentire alle organizzazioni umanitarie di operare. Naturalmente, è molto difficile in una situazione come questa far capire alle parti in guerra cosa significhi la neutralità – noi curiamo tutti, a prescindere da credenze politiche o religiose, ma questo come dicevo non sempre è compreso dalle parti in conflitto.

medici e infermieri in camice verde la lavoro su un paziente.
l’equipe di cardiochirurgia al lavoro - immagine per gentile concessione di Valentina Margini

Nonostante la gravità della crisi umanitaria in corso, il Sudan non riceve molta attenzione dai media italiani ed europei. Che impatto ha questa mancata esposizione mediatica per il lavoro di organizzazioni come Emergency?

Purtroppo la guerra in Sudan è stata largamente dimenticata. La guerra prosegue da più di due anni, ma molti attori esterni – inclusi i media – sono stati silenti in questo periodo. Ci sono volute stragi come quelle di Al Fashir – dove migliaia di persone sono state uccise in pochi giorni, incluse 460 persone in un ospedale – per fare in modo che si parlasse un po’ di più di questa guerra dimenticata. Il non parlare di un conflitto porta anche al non capirlo, e a non capire cosa ci possa fare un’organizzazione come Emergency con un ospedale in un paese in guerra. Al contrario, con un’adeguata esposizione mediatica le persone sono più invogliate a informarsi, a leggere, ad ascoltare delle notizie, e quindi anche a porsi delle domande – su cosa succede nel paese, ma anche sul perché un’organizzazione come Emergency è presente lì. A sua volta, questo può portare le persone a supportare Emergency – un supporto che è fondamentale, visto che Emergency è un’organizzazione senza scopo di lucro che lavora sulla base di donazioni.

 

Molte persone che si rendono conto di cosa sta succedendo in Sudan si chiedono cosa possono fare da lontano per dare una mano. Che consiglio dai ai nostri lettori in Italia per contribuire positivamente alla risposta umanitaria?

Il consiglio che posso dare è quello di informarsi, leggere – porsi le domande giuste. E ovviamente battersi per un cessate il fuoco – ora parlo del Sudan, ma questo vale in generale per ogni tipo di guerra.

medici e infermieri sorridenti in posa all’interno della sala operatoria.
l'equipe medica (Valentina margina seconda dal basso).
immagine per gentile concessione di Valentina Margini

Adesso che sei a casa da qualche mese, se pensi al Sudan, qual è il primo ricordo bello che ti viene in mente? E qual è invece un ricordo particolarmente impegnativo che ti ha segnata – se ti va di condividerlo?

Posso portare il caso di un paziente, che è un ricordo brutto e bello allo stesso tempo. La storia è quella di un bambino che è arrivato da lontano – più di una settimana di viaggio su strada per raggiungere il nostro ospedale. Il bambino, malato di cuore, è stato operato nella clinica, ma purtroppo era troppo tardi – le sue condizioni erano già critiche, e purtroppo è morto. Però quando il padre è poi venuto a salutarci, ci ha detto: “Nonostante tutto, grazie, perché siete stati gli unici che hanno cercato in qualche modo di salvare il mio bambino. Vi ringrazio per quello che avete fatto, e lo porterò nel mio cuore.”

persone sedute all’ombra sotto un cannicciato.
la sala d’attesa del centro- immagine per gentile concessione di Valentina Margini

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Immagine di copertina: Un frame del film Il sol dell’avvenire

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