Angela Muñoz: il Soul analogico nell’epoca del digitale

È ancora possibile incidere un disco in maniera analogica senza risultare anacronistici?

Adrian Younge è un produttore musicale, nativo della costa occidentale americana, più precisamente di Los Angeles, California. 

Questo artista, personaggio di riferimento nel mondo Urban, R&B e Hip Hop, è caratterizzato da un elemento che lo guida costantemente nella sua vita lavorativa: l’incrollabile fiducia e passione per tutto ciò che è analogico.
Mantenendo fede a questo credo, decide di aprire un negozio di dischi in Vinile che offrono pezzi di compositori poco conosciuti, fruibili direttamente in negozio grazie ad un giradischi posto vicino all’ingresso. Passo dopo passo Younge riesce a coronare il proprio sogno e fonda Linear Labs Studio, vero paradiso della registrazione a nastro, che gli consente di gestire ogni aspetto delle produzioni come aveva sempre voluto. Questo metodo di lavoro, particolarmente rigoroso e preciso, viene notato negli anni anche da alcuni dei musicisti più in vista della scena mondiale, come Jay-Z o DJ Premier ad esempio, che decidono di utilizzare alcune delle sue composizioni nelle proprie canzoni.

La fama però non riesce a distrarre Adrian dalla vocazione che lo contraddistingue. Infatti, al proprio impiego principale affianca anche l’attività di Talent Scouting, che lo porta ben presto a produrre una moltitudine di artisti, eterogenei tra loro, sia per genere che per importanza. 
Poco più di un paio di anni fa, ecco che spunta tra loro Angela Muñoz.
Diciotto anni, giovane prodigio di Casa Linear Labs, pubblica nella leggendaria estate 2020 il suo primo lavoro, “Introspection”, un disco molto maturo per la sua giovane età.
Il Soul in questo album regna incontrastato, spesso impreziosito dai colori tipici del Jazz (per avere un’idea, un po’ come era solita fare talvolta Amy Winehouse). Il ritmo molto “appoggiato” delle tracce sicuramente non spicca con facilità in un tempo come il nostro, ma la qualità con cui ogni dettaglio di questo lavoro è pensato e curato ha dell’incredibile.
Il grande fascino della musica di Angela è inscindibile dal dualismo che caratterizza il suo personaggio. Da un lato l’adolescente che canta dell’amore liceale, dall’altro la capacità di compiere scelte musicali complesse e, soprattutto, anacronistiche. Un esempio? La volontà di avere un contrabbasso in tutte le tracce del disco, remando controcorrente persino all’interno del suo genere musicale. 
La scelta si mostra molto coraggiosa, considerato il nostro momento storico dove, dal Soul al contemporaneo R&B, è più facile trovare un sintetizzatore al basso rispetto agli strumenti acustici tradizionali.

E’ affascinante comprendere come la musica di questa giovane artista sia fortemente influenzata dall’ecosistema peculiare in cui è stata incisa.
Oggigiorno la qualità della registrazione digitale ha raggiunto un livello decisamente alto, tanto da rendere legittimo il dubbio in merito alla scelta di utilizzare l’analogico. Ma il punto di forza qui è un altro. La particolarità sta proprio nella modalità in cui, nello studio diretto da Adrian Younge, tutto questo avviene.
Uno dei grandi problemi della musica oggi è infatti la scarsità di tempo a disposizione per lavorare ad un progetto, le tracce possono essere incise un numero illimitato di volte, senza dover scendere ad alcun compromesso. Questo, anche per questioni puramente fisiche, non è possibile ai Linear Labs. Così viene lasciato spazio agli strumenti di respirare, ai compositori di scrivere e agli artisti, come Adriana, di esprimere tutto ciò che vogliono, all’interno di ambiente intimo e protetto, che ha permesso, come si è visto, ad un grande disco come “Introspection” di vedere la luce.

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