Eroi precari

Quante volte abbiamo sentito ripetere, soprattutto ultimamente, che “mancano medici”? È un’affermazione corretta? Siamo sulla strada giusta per risolvere il problema?

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La storia infinita

Dicembre è stato un mese di mobilitazioni e lotte per noi giovani medicз italianз. Scesз in migliaia nelle piazze, abbiamo manifestato la nostra rabbia verso la gestione maldestra e irrispettosa da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca del concorso che permetterà a quasi 15 mila neolaureatз di iniziare il percorso di specializzazione (SSM 2020). Gestione maldestra poiché sia il bando, che prevedeva l’ingiusta esclusione di alcune categorie di medicз dalla possibilità di partecipare, sia una domanda all’interno del test, non interpretabile univocamente, hanno offerto il fianco ad una valanga di ricorsi che a loro volta hanno causato il rallentamento dei processi di assegnazione delle borse di specializzazione. Si è creato un paradossale stallo di più di due mesi, con 24 mila dottori e dottoresse che hanno dovuto mettere in stand-by le loro vite in attesa di sapere se, quando e dove avrebbero iniziato il loro percorso di specializzazione, nel contesto di un sistema sanitario stremato e bisognoso di queste risorse nel più breve tempo possibile. Sono numerosi gli insulti alla dignità personale e professionale che il Ministero è riuscito a inanellare negli ultimi mesi nei nostri confronti: assegnazioni e scadenze rinviate all’ultimo momento, necessità di esprimere delle preferenze di specialità e sede basandosi su una graduatoria perennemente provvisoria, le parole scelte dello stesso Ministro Manfredi, che si è ripetutamente rivolto a noi chiamandoci “studenti” o “ragazzi”. Per non parlare della possibilità di essere assegnati ad ospedali dall’altra parte dello stivale con un preavviso ridicolo, insufficiente per organizzare nel migliore dei modi un cambiamento così radicale nella vita di una persona (soprattutto alla luce delle limitazioni agli spostamenti imposte durante il periodo natalizio).

Il problema della formazione medica post-laurea però è più ampio.

Caduto nell’imbuto

Diciamolo in coro una volta per tutte: in Italia non mancano medicз, mancano specialistз!

La Laurea in Medicina è la stessa per tuttз, ma nel XXI secolo è impensabile poter assicurare alla popolazione un livello di cure elevato, un’assistenza sempre al passo con le ultime scoperte e con l’evoluzione delle tecniche, senza un ulteriore passaggio nella formazione medica. È questo che rende così importante la specializzazione in una disciplina specifica.

ANSA - Una giovane medica bresciana impegnata nelle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA), istituite per il supporto a domicilio deз pazientз Covid.

Il numero delle borse di specializzazione finanziate dal Governo è carente rispetto al numero di neolaureatз. Questo porta alla formazione di un “imbuto formativo”, ossia la differenza tra il totale dellз medicз non specialistз o non specializzandз e i posti disponibili nei corsi di formazione post-laurea, un numero che anno dopo anno cresce inesorabilmente. Negli ultimi 10 anni (fino a SSM2020) sono rimastз esclusз 11.652 dottori e dottoresse, che rimpolpano le fila dei cosiddetti “camici grigi”, professionistз “di serie B” (almeno stando ai titoli), destinatз a ricoprire incarichi comunque necessari per il sostentamento del sistema sanitario, ma ad alto rischio, poco o per nulla tutelati, senza possibilità di carriera e con contratti al ribasso (possibili proprio grazie ai numeri sempre crescenti e quindi alla concorrenza feroce che si crea all’interno della categoria): pronto soccorso, continuità assistenziale (guardie mediche), unità speciali per l’assistenza dei pazienti Covid, sostituzioni di medicз di famiglia… Figure cruciali e in primissima linea in questi mesi così frizzanti per quanto riguarda la sanità pubblica. “Eroi” fino alla fine del contratto, sospesз in questa terra di nessuno finché non riescono a inserirsi, talvolta dopo anni o decenni, in un percorso di specializzazione.

Numero chiuso e mente aperta

Comprendendo questo fenomeno è facile intuire come il mantra delle amministrazioni politiche che si sono susseguite nell’ultimo decennio sia solo uno specchietto per le allodole: la rimozione del numero chiuso al Corso di Laurea in Medicina, presentata come panacea per tutti i problemi di carenza di medicз, attuale e futura, non può essere il punto di partenza per risolvere la situazione. Per capirlo bastano pochi dati: i pensionamenti dal 2015 ad oggi sono stati circa 37.800, mentre lз specializzandз che hanno terminato la loro formazione e hanno preso il loro posto sono statз solamente 24.752. Da questi pochi numeri si evince che sono statз formatз circa 13.000 specialistз in meno rispetto a quantз sono andati in pensione nello stesso periodo.

È proprio a causa di questa programmazione sconsiderata che negli ultimi anni si sta facendo sempre più fatica a trovare lз specialistз di cui ci sarebbe bisogno, e i mesi di picco della pandemia di questa primavera hanno dimostrato in modo eclatante quanto sia fragile il nostro Sistema Sanitario in questo momento: è stato necessario l’intervento di 52 sanitari da Cuba, 30 dall’Albania, 30 dalla Norvegia, 15 dalla Polonia, 15 dalla Romania, 32 dalla Russia e 20 dall’Ucraina, numeri ridicoli se rapportati all’intero Sistema Sanitario, ma che sono stati di vitale importanza per fronteggiare la crisi.

Come è possibile che in questi anni le squadre di tecnicз di Ministeri e governi non siano state capaci di eseguire una semplice sottrazione e pianificare il numero di borse in base ai pensionamenti previsti? Ovviamente i conti li hanno fatti benissimo, e come al solito l’obiettivo è stato quello di preferire il risparmio nell’immediato al progetto a lungo termine. Il costo per la formazione di ogni singolə specializzandə è infatti un investimento sul futuro, da 102 a 128 mila euro, che pesa sui bilanci e non garantisce nessun vantaggio in termini elettorali. Ancora una volta lз boomers hanno sistemato le cose con la loro mossa preferita, scaricando il problema su “quellз che verranno”, ma “quellз che verranno” si sono stufatз e stanno iniziando a scendere in piazza, a far sentire la loro voce. Quindi sì, forse da questo punto di vista siamo sulla strada giusta.

Immagine di copertina: Il 12 Dicembre lз aspirantз specializzandз brescianз e bergamaschз hanno manifestato in Piazza Paolo VI a Brescia.

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