Psich…che?!

Psicologi, psicoterapeuti, psicoanalisti, psichiatri… tutte figure professionali con una formazione e dei ruoli nettamente distinti ma che, molto spesso, vengono confusi tra di loro: cerchiamo di fare chiarezza.

Stereotipi, bias, pregiudizi, false credenze e dicerie abbondano intorno alle figure professionali che si occupano della psiche. Chiunque abbia deciso di intraprendere un percorso di studi “psich-“ sa che, oltre ai libri, le ricerche, i tirocini, la tesi e la terapia personale, dovrà inevitabilmente accollarsi il macigno più insidioso di tutti: quello delle domande e delle battute di dubbio gusto. Proponiamo un breve elenco: 

  • Hai studiato psicologia? quindi mi stai psicoanalizzando?
  • Psicologia eh.. mi prenoto come primo paziente
  • Se ho sognato di avere una cimice nella tasca cosa vuol dire?
  • Ma perché…PROPRIO psicologia?! non era meglio studiare economia?

Ebbene…essere in grado di sostenere conversazioni di tal genere senza perdere la ragione dovrebbe di per sé dare diritto ad una bella manciata di CFU e costituire un tirocinio riconosciuto dal corso di studi.

Bias della psicologia, di Anna Maria Stefini

Proviamo a fare tabula rasa di tutte queste precognizioni per cercare di fare un po’ di chiarezza. Ecco a voi dei rapidi identikit delle figure professionali più misconosciute dell’intero parco occupazionale:

Lo Psicologo

Cosa e quanto ha studiato? Lo psicologo deve aver conseguito il titolo di laurea triennale e poi magistrale in psicologia, superando gli esami previsti e i tirocini pre-lauream. Successivamente, lo psicologo wannabe deve svolgere il tirocinio post-lauream della durata totale di 1000 ore in un anno presso una/due strutture convenzionate. A questo punto può accedere all’esame di stato, il cui superamento permette l’iscrizione all’Albo professionale, e psicologo sia! La durata totale dell’iter, salvo intoppi, è di circa 6/7 anni. Aggiungo che nei mesi scorsi il ministro dell’Università Gaetano Manfredi ha presentato un disegno di legge che, se approvato dal Parlamento, prevederebbe l’automatica abilitazione alla professione con la sola laurea magistrale.

Dove, come e con chi lavora? Lo psicologo clinico può lavorare in enti pubblici come ASL, ospedali, consultori, servizi socio-assistenziali ed educativi, o in strutture private (centri di ascolto, case famiglia, fondazioni, ..). Lo psicologo del lavoro lavorerà principalmente nell’area risorse umane di aziende, in società di consulenza o enti di formazione. Lo psicologo può somministrare test psicologici (esclusi quelli per cui serve un’abilitazione specifica rilasciata da corsi ad hoc), e fornire il cosiddetto sostegno psicologico, cioè un intervento volto a supportare e potenziare le risorse del soggetto per aiutarlo a fronteggiare i problemi che vive. 

Può prescrivere farmaci? Assolutamente no, non è un medico!

Lo Psichiatra

Cosa e quanto ha studiato? Il nostro futuro psichiatra si è avventurato nella giungla dell’esame di ammissione di medicina, passandolo con grande gioia. Dopo i 6 anni di studi universitari si è laureato in Medicina e Chirurgia, ha svolto i tirocini richiesti, ha sostenuto e superato l’esame di stato (abolito nel maggio 2020 a seguito dell’emergenza sanitaria, per cui la laurea è già abilitante) e si è iscritto all’Albo professionale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri.  L’abilitazione gli ha aperto le porte della specialistica in Psichiatria, avente una durata di 4/5 anni. Questo tortuoso percorso l’ha reso Specialista in Psichiatria e, rullo di tamburi, psicoterapeuta. Ebbene sì, se è vero che lo psichiatra è sempre anche psicoterapeuta, non è vero il contrario. Alcuni psichiatri scelgono di completare la formazione con una scuola di psicoterapia o di psicoanalisi per specializzarsi ulteriormente, seguendo uno specifico orientamento. Sia lo psicologo che lo psichiatra si occupano di pazienti con disturbi psichici, ma se il primo colloca le “cause” del malessere nella psiche del soggetto, il secondo le ricerca più nel funzionamento anomalo a livello fisiologico del sistema nervoso centrale.

Dove, come e con chi lavora? Lavora in tutte le strutture pubbliche o private che si occupano di salute mentale (centri diurni, comunità riabilitative residenziali, servizi per la cura delle tossicodipendenze, dei problemi alimentari, dei disturbi di bambini, adolescenti, adulti, anziani e famiglie), o come libero professionista..

Può prescrivere farmaci? Lapalissiano!

Il lavoro dello psicologo e il lavoro dello psichiatra, di Anna Maria Stefini

Lo Psicoterapeuta

Cosa e quanto ha studiato? Può aver studiato Medicina ed essersi specializzato in Psichiatria (e in questo caso è “automaticamente” terapeuta) oppure può aver percorso l’iter descritto per diventare psicologo, completandolo con una scuola di specializzazione in psicoterapia. Gli orientamenti di psicoterapia sono numerosissimi e le differenze che intercorrono tra loro vanno dalle sfumature agli abissi. 

Dove, come e con chi lavora? Valgano le indicazioni fornite precedentemente; tendenzialmente cercherà di lavorare come libero professionista in uno studio privato. Lavora a livello dell’Io del paziente, cercando di potenziarne le risorse. 

Può prescrivere farmaci? Solo se è psichiatra psicoterapeuta.

Lo Psicoanalista

Cosa e quanto ha studiato? Lo psicoanalista può aver seguito l’iter formativo dello psicologo o dello psichiatra, avendo poi integrato i suoi studi con una scuola di specializzazione (della durata di 4/6 anni) in psicoanalisi. Le scuole, che seguono diversi sotto-orientamenti, offrono una formazione teorica e pratica e, soprattutto, impongono l’analisi personale, fondamentale tanto per risolvere i propri conflitti, quanto per apprendere il metodo. Riferimento a parte va fatto per il ramo della psicoanalisi laica, che si caratterizza per il fatto di essere sganciata dal discorso medico/psicologico in senso stretto: alle scuole di questo tipo possono accedere anche coloro che hanno svolto studi umanistici, come lettere e filosofia. Le radici di questo filone affondano nel padre della psicoanalisi, Freud, il quale ha sostenuto con forza l’idea che, per diventare un bravo analista, sia maggiormente importante l’analisi personale e un bagaglio di conoscenze umanistiche ampio, più che l’appartenenza al discorso medico/psicologico. 

Dove, come e con chi lavora? Vedi sopra; anche in questo caso probabilmente privilegerà la pratica privata. Lo psicoanalista fa con il paziente un lavoro “esplorativo” della psiche, posizionandosi a livello inconscio: si serve dei sogni e delle libere associazioni del soggetto per individuare i meccanismi di difesa, le fissazioni e i conflitti intrapsichici e, utilizzando l’interpretazione, aiuta il paziente a rielaborarli.   

Può prescrivere farmaci? Ancora una volta, solo se è medico.

Lo psicoterapeuta e lo psicoanalista, di Anna Maria Stefini

Spero che qualche dubbio e scetticismo siano fugati e, dunque, bando alle ciance: se ne sentiremo il desiderio o la necessità, ricordiamoci che queste figure professionali sono lungamente formate per accogliere la sofferenza del paziente e ristabilire un equilibrio psichico.

Immagini di copertina: Illustrazione di Anna Maria Stefini

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