“Arte”: la commedia più brillante di Yasmina Reza che incanta il pubblico dal 1994

Un quadro astratto da duecentomila franchi rivela le tensioni nascoste di tre amici, fra bugie e rivelazioni

Arte conferma ciò che da sempre Yasmina Reza svela nelle sue drammaturgie: le tensioni interiori, le frustrazioni e i logoramenti insiti nei rapporti interpersonali. La chiave del suo successo non è solo l’assenza di filtri ma soprattutto il dare voce a ciò che il lettore prova ogni giorno nell’interfacciarsi in un mondo in cui relazionarsi con l’altro è divenuto sempre più complesso. Tuttavia non si riscontra amarezza nel porre nero su bianco questa frequente incomunicabilità ma contrariamente sincerità, oltre ad un umorismo geniale e irriverente. Pubblicata a Parigi nel 1994, Arte è stata rappresentata nella capitale francese lo stesso anno, per poi essere tradotta successivamente in circa trenta lingue ed ancora oggi inserita in molteplici stagioni teatrali di tutto il mondo, così come molte altre sue opere teatrali tra cui Il dio del massacro (trasposto anche cinematograficamente con il titolo Carnage).

Tre commedie di Yasmina Reza pubblicate da Adelphi: Il dio del massacro (2011), Arte (2018), Bella figura (2019).

Sulla scena, tre uomini interagiscono fra loro rivelando ad ogni battuta le tensioni nascoste di un’amicizia che ormai si mostra sempre più debole: Marc, ingegnere aeronautico, uomo pragmatico che scorge sempre nell’altro un possibile complotto contro la sua persona; Serge, dermatologo e grande appassionato d’arte, è apparentemente appagato dalla sua vita professionale ma ricerca sempre delle conferme da chi lo circonda; Yvan, rappresentante di una cartoleria all’ingrosso, è una sorta di inetto, insoddisfatto della propria vita personale e professionale, che ricerca in questo rapporto di amicizia un momento di sicurezza, accondiscendendo così ad ogni affermazione di Marc e Serge.

Didascalia da Yasmina Reza, Arte, Milano, Adelphi, 2018, p. 11

L’apparente perfezione di un’amicizia plasmata sulla falsità si sgretola progressivamente quando Serge mostra agli amici il suo ultimo acquisto: un quadro dipinto di bianco, con fondo bianco e pagato la modica cifra di duecentomila franchi. Se Marc lo definisce “una merda”, Yvan si mostra anche in questo caso apatico e privo di un’opinione forte, accettando l’acquisto e l’opera come frutto del pensiero dell’artista. Il forte contrasto di opinioni tra Marc e Yvan esprime esattamente ciò che potrebbe accadere in ogni museo di arte contemporanea davanti ad un’opera di Fontana o Malevič. Tra le tante categorie di visitatori, ne esistono sicuramente tre: il demolitore dell’arte astratta (qui Marc), il visitatore apatico e che accetta ogni opera come giustificabile in quanto prodotta da un artista (qui Yvan) e il cieco esaltatore di tutta l’arte contemporanea, non perché criticamente convinto ma perché può essere un elemento rassicurante in qualche conversazione da “salotto culturale” (qui Serge).

      Proseguendo nella lettura, le tensioni tra i personaggi si acuiscono progressivamente, in particolare quando tutti sono presenti in scena: quanto, infatti, è stato affermato segretamente solamente ad uno di questi in un dialogo che sarebbe dovuto essere confidenziale, improvvisamente è rivelato con astio e soddisfazione. Tuttavia, i pensieri più torbidi si riscontrano nei monologhi che rivelano la natura intrinseca tra i personaggi.

Serge da solo

SERGE:  Per me non è bianco.

Quando dico per me, intendo oggettivamente.

Oggettivamente non è bianco.

Ha un fondo bianco, ma con tutte una gradazione di grigi…

C’è perfino del rosso.

Molto pallido, diciamo.

Fosse bianco non mi piacerebbe.

Marc lo vede bianco… È il suo limite…

Marc lo vede bianco perché si è fissato che è bianco.

Yvan no. Yvan lo vede che non è bianco.

Marc può pensare quello che vuole, di lui me ne strafotto.

Marc, da solo.

MARC: […] Perché devo essere così categorico?!

Che me ne importa, in fondo, se Serge si fa abbindolare dall’Arte contemporanea?…

E invece sì, è grave. Ma avrei potuto dirglielo in un altro modo. […] [1]

Yasmina Reza, dunque, rivela ciò che da secoli è la forza del teatro: risvegliare elementi nascosti nell’anima dello spettatore (e del lettore) e implicitamente fornirgli risposte sulla complessità dell’essere umano.

[1] Yasmina Reza, Arte, Milano, Adelphi, 2018, pp. 38-39.

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