Conoscere le Italiane del passato per costruire le donne del futuro

Perry Willson delinea il percorso tortuoso dell’emancipazione femminile del secolo scorso: un punto di partenza fondamentale per le donne di oggi.

Risulta un’ovvietà che il ruolo della donna nella società odierna sia fondamentale. È tuttavia svilente il fatto che se ne discuta solo in occasioni di ricorrenze o eventi particolari, conferenze, programmi televisivi o radiofonici dedicati. Il passo successivo e immediatamente necessario sarebbe non relegare queste considerazioni ad angoli ben definiti ma far sì che l’approccio di ogni individuo sia inglobante, mentalmente e linguisticamente, delle prospettive di entrambi i sessi.

Alcuni passi, in questa direzione, sono stati compiuti da alcune discipline, tra cui la storia delle donne e di genere. Si tratta di un ambito di studi che permette di comprendere la storia dell’umanità nella sua complessità e totalità. Eliminare una parte dell’umanità è, ovviamente, un approccio ormai inconcepibile per delineare obiettivamente non solo come i fenomeni sociali e politici siano evoluti, ma anche individuare tutti i protagonisti dei fatti storici. Questo libro lo dimostra, dipingendo la condizione e la posizione delle donne, nel corso del Novecento, in molti ambiti, dalla famiglia all’ambito lavorativo, dall’istruzione alla politica, dalla sessualità al tempo libero.

La forza di Italiane si riscontra nella chiarezza espositiva di Perry Willson, che individua i passaggi fondamentali del secolo scorso ma anche le dinamiche socio-economiche, sino agli aspetti meno approfonditi in ambito storiografico, quali le estreme difficoltà e le violenze subite delle donne durante il secondo conflitto mondiale.  

Interessante è riscoprire, tra queste pagine, il doloroso ed estenuante processo di acquisizione del voto, dal 1888, con risposta negativa dal governo Crispi, ai nuovi tentativi nel 1912, 1919 e 1925, sino al 1946, quando:

«l’estensione del diritto di voto fu decisa quasi come fosse ovvia, una questione che non meritava nemmeno di essere discussa. Il governo Bonomi approvò il provvedimento all’unanimità, praticamente senza discussione. Di conseguenza, fu ignorato per anni dagli storici come “non evento”. Persino all’epoca alcuni irrisero alle donne perché avevano ottenuto il voto senza alcuno sforzo. In realtà […] le donne avevano condotto una lunga e strenua battaglia in favore del suffragio […]»[1]

Il voto delle donne respinto alla Camera, il 16 maggio 1912 (Immagine da Corriere.it)

Un percorso ugualmente tortuoso, e in questo caso non ancora completo su alcuni aspetti, si evince dalle tappe fondamentali riguardo ai diritti civili delle donne, tra cui le più importanti come la riforma della posizione giuridica della donna nel 1919, la legge Merlin (1958), la legalizzazione del divorzio (1970), la legge sulla parità (1977), la 194 (1978), le quote rosa (1993) sino alla legge sullo stupro (1996).

Manifestanti in occasione della vittoria del NO nel referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio nel 1974 (da archivioluce.com)

Rispetto ai due conflitti mondiali, Willson sottolinea, così come molti storici, che questi aprirono nuove possibilità per le donne, che ricoprirono nuovi ruoli, con tenacia, ma furono solo ruoli temporanei.

«La Resistenza cominciò presto a essere celebrata come una lotta essenzialmente maschile, come un eroico movimento armato capace di riscattare l’onore della nazione italiana […]. Molte ex partigiane furono troppo modeste o timorose per farsi avanti e rivendicare il proprio posto nella storia, o semplicemente scoprirono che nel discorso celebrativo ufficiale dell’epoca non vi era spazio per il loro operato. Nell’immediato dopoguerra, molti, soprattutto uomini […] anelavano un ritorno alla “normalità” nella sfera domestica»[2].

Ovviamente un ampio capitolo è dedicato al femminismo, con i suoi collettivi (DEMAU, Lotta Femminista ecc..), le case editrici, le discussioni sull’aborto e la pratica dell’autocoscienza, con un’analisi accurata delle dinamiche interne, spesso anche dolorose, che si avvicendarono tra gli anni Settanta e Novanta.  Willson, inoltre, individua approfonditamente le importanti connessioni tra movimenti e partiti politici, sottolineando, già nella prefazione che:

«durante questi cento anni, più che nelle epoche precedenti, la politica è stata un’importante forza di cambiamento per le relazioni di genere (anche se di certo non è stata l’unica). Le enormi modificazioni apportate al diritto di famiglia, per esempio, sono state indotte dalle pressioni esercitate a livello politico. […] Le organizzazioni politiche femminili, che fossero o non fossero, legate a un partito, sono state determinanti nel portare avanti il punto di vista delle donne (seppur con diversi livelli di efficacia)»[3].

Manifestazione per la giornata internazionale della donna, 1977 (da archivioluce.com)

Tra le pagine, inoltre, risaltano nomi importanti, come quelli di Nilde Jotti, Teresa Noce, Tina Anselmi e Emma Bonino. Tuttavia, in un ipotetico libro del futuro dal titolo “Italiane. Biografia del 2000” sarebbe auspicabile, almeno per la seconda metà del secolo, leggere un numero esiguo di nomi importanti. Questo indicherebbe che la posizione sociale e politica delle donne sia talmente integrata e considerata da non essere necessario citare alcun nome, in quanto impresso già nella mente di tutti.

[1] Perry Willson, Italiane. Biografia del Novecento, Laterza, Roma-Bari, 2011, p. 235.
[2] Ivi, p. 197.
[3] Ivi, p. VII.
 
Immagine di copertina: Perry Willson, Italiane. Biografia del Novecento, Laterza, Roma-Bari, 2011. Foto di Elisabetta Biemmi.

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