Un’inchiesta tra vissuto personale e storia collettiva: “Il senso della lotta” di Nicola Ravera Rafele

Versioni differenti sul passato di due terroristi non collimano: le contraddizioni degli anni di Piombo, tra manifestazioni, collettivi e violenza, si intrecciano nell’ossessiva ricerca della verità.

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andidato al Premio Strega del 2017 (sezione Giovani), Il senso della lotta è una ricerca ostinata tra passato personale e collettivo, un’inchiesta che coinvolge il lettore costantemente, offrendogli i tasselli per ricostruire una vicenda enigmatica ma nello stesso tempo rivelatrice.

Tommaso vive una quotidianità che apparentemente gli offre un margine di tranquillità: un lavoro precario nella redazione romana del Corriere della Sera, una vita sentimentale appagante e una famiglia agiata alle spalle. Tuttavia quella quotidianità apparentemente serena mostra i segni di un cedimento che forse già da tempo aspettava di manifestarsi. Una mattina, durante una corsa nel parco di Villa Pamphili, prova delle sensazioni nuove ed allarmanti: il battito cardiaco irregolare, il fiato che si ferma in gola, pulsazioni continue, un forte senso di paura. Il suo medico, il dottor Pinto, lo rassicura e fermamente gli rivela la diagnosi: un attacco di panico. Solamente questo, ora, dovrebbe far riflettere Tommaso su cosa nella sua vita ha determinato quell’episodio ma ciò che definisce il percorso interiore dei successivi mesi è l’affermazione del suo medico: «Ho conosciuto suo padre e sua madre tanti anni fa». I suoi genitori, Michele Rosato e Alice Musso, due terroristi, sono morti, in un incidente, nel 1983, quando lui aveva quattro anni. Nel corso degli ultimi anni ha smesso di interrogarsi sulla loro esistenza:

«Per tanti anni ho reagito alle domande con un silenzio scontroso. Il pensiero di loro era una gigantesca mosca da scacciare. A sentirli nominare avevo l’impressione di uno strappo in una rete, uno strappo che andava immediatamente ricucito. O il mondo intero poteva collassare in quella falla, sparire per lasciarmi a passeggiare nello spazio vuoto. È questo che succede agli orfani? O solo agli orfani per terrorismo? […] Con il tempo ho imparato a esercitare il distacco. Ho visto talmente di rado foto dei miei genitori, che oramai le loro facce hanno perso ai miei occhi qualunque connotazione familiare: sono macchie nere, o variazioni mimiche del mio viso. È difficile emozionarsi per l’assenza di una macchia nera».”[1]

Possiede solo un ultimo ricordo del padre, quando, da Parigi, lo porta in un lungo viaggio, verso una città straniera e qui lo affida alle cure di Diana, sua cognata, e del marito Luca. Dopo un’infanzia in cui ricerca costantemente l’approvazione dei nuovi genitori e una tranquillità che lo porti lontano dalle sue paure, durante l’adolescenza le domande sul suo passato cominciano a diventare pressanti. Diana è una madre presente, autorevole e rassicurante ma il suo apparente equilibrio si incrina ogni volta che Tommaso ricerca una qualche immagine del passato dei suoi genitori a cui appigliarsi, sino a quando Diana cede e lo porta a Parigi, sulla loro tomba. È qui che Tommaso decide di siglare un patto con sé stesso, cessare gli interrogativi e vivere il futuro.

Giovani al Parco Lambro, Milano, al Festival del Proletariato giovanile, a cui parteciparono anche alcuni protagonisti del romanzo

Ravera, con una scrittura fluida e travolgente, delinea, utilizzando differenti tecniche narrative, il percorso di un uomo che definisce il suo ingresso nella vita adulta ricercando nel passato non solo informazioni per svelare il segreto sulla morte dei suoi genitori ma una chiave per interpretare il malessere di due generazioni. Tommaso è talmente ossessionato da questa ricerca che, pur di ricostruire il passato, demolisce il proprio presente. Procede ostinatamente verso la verità, tra notti passate in archivi a incontri con protagonisti della lotta armata, tra Milano, Roma, Grenoble e Parigi. Gli eventi bui degli anni di Piombo si intrecciano con le vite di Michele e Alice, tra manifestazioni, riunioni con i compagni, scontri ed attentati.

Giangiacomo Feltrinelli. Le vicende politiche e culturali dell’editore si intrecciano con quelle dei protagonisti del romanzo

L’autore svela le contraddizioni di due generazioni a confronto: Michele e Alice riversano i propri dolori e le proprie insicurezze nella lotta armata, trasformando i propri ideali politici da appigli a cui aggrapparsi a prigioni senza alcun significato; Tommaso, invece, sopravvive nella propria quotidianità, nascondendo i propri problemi e il proprio passato, senza apparentemente un ideale forte che lo guidi. Tuttavia, Tommaso mostra la forza spesso offuscata delle generazioni nate tra gli anni Settanta e Novanta: quanto lottare per la propria vita personale significhi ricercare una chiave per interpretare la società e trovare i mezzi per migliorarla.

[1] Nicola Ravera Rafele, Il senso della lotta, Fandango editore, 2017, pp. 23-24.

 

Immagine di copertina: Nicola Ravera Rafele, Il senso della lotta, Fandango editore, 2017

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