Il tessitore del bosco incontra Padernello

A Padernello, nel bresciano, è custodita l’ultima opera di Giuliano Mauri: il Ponte di San Vigilio, passerella in legno di castagno che attraversa il bosco, senza però manometterne la sembianza.

“e sono quell’acqua di nube

che oggi rispecchia nei fossi

più azzurro il suo pezzo di cielo,

quel verde che spacca la scorza

che pure stanotte non c’era.”

(Specchio di Salvatore Quasimodo, in Ed è subito sera, 1942)

“Sono carpentiere. Costruisco scale, mulini, case, ponti, giostre, cattedrali, fiumi, isole, boschi, cieli.”

Queste le parole con cui era solito definirsi Giuliano Mauri, da molti ricordato come il “tessitore del bosco”, in memoria delle opere rampicanti che lo hanno reso famoso. Originario di Lodi Vecchio, in provincia di Lodi, Giuliano Mauri è stato un celebre esponente dell’arte ambientale, meglio nota come “land art”, movimento artistico europeo nato nei primi anni Settanta del secolo scorso.

In linea con l’indole taciturna riferita dai famigliari, Giuliano ha sempre saputo interiorizzare quella natura che gli si destava davanti, accogliendone lo spettro e la meraviglia insieme. Realizzando incagli e incisioni, attorcigliando rami e bastoni, la sua arte si è così fatta strada lungo le immote distese erbose, per poi incespicarsi tra i grovigli alberati del bosco.

La Cattedrale vegetale in Val di Sella (TN), costituita da ottanta alberi disposti a coppie di pilastri, simili da archi di una navata gotica. Foto di Wide Open Nature

Il materiale impiegato? Quello reperibile esclusivamente nell’ambiente in cui l’opera veniva concepita e installata. Una scelta, propria della “land art”, che rifuggiva l’utilizzo di sostanze o colorazioni artificiali, ritenute troppo disomogenee o invasive nei confronti dell’habitat circostante: uno spazio volutamente all’aperto, soggetto quindi a continue variabili meteorologiche e ambientali.

In prima linea nella tutela di questo patrimonio artistico, il progetto “Sui passi di Giuliano Mauri” (www.castellodipadernello.com) si è recentemente occupato di tracciare un itinerario paesaggistico, convogliato entro tre province lombarde: Lodi, città natale dell’artista, Bergamo, ospitante la celebre Cattedrale vegetale, ideata per la rassegna della Val di Sella (TN), e infine Brescia, nei pressi del Castello di Padernello.

Foto di Padernello, frazione di Borgo San Giacomo, (BS)

Proprio a Padernello, frazione del comune bresciano di Borgo San Giacomo, la poetica di Mauri ha trovato espressione nel Ponte di San Vigilio, costruito nel 2008 lungo un affluente della Roggia Savarona (fiume che scorre nei pressi dell’omonimo monastero di San Vigilio). L’installazione ha così reso possibile il collegamento tra Borgo San Giacomo e Padernello, aprendo il limes romano della centuriazione augustea, strada che conduceva dal comune bresciano di San Paolo a quello di Quinzano.

Questa architettura naturale, peraltro l’ultima ideata dall’artista prima di morire, è stata interamente realizzata con tronchi e polloni di castagno, intrecciati tra loro con chiodi e fili di ferro. Consapevole della caducità del legno, Mauri ha deliberatamente scelto di affidare il proprio operato al testamento della natura, la sola degna di continuare l’opera, rivestendo di vegetazione incolta i lacerti del bosco.

Foto del Ponte di San Vigilio

«A Padernello, nel bresciano, mi hanno dato di compito di far riemergere una strada romana, una centuria, che nell’antichità aveva collegato il castello al paese.» spiega l’artista: «La strada era stata fagocitata e sepolta da un bosco grandioso: recuperarla cancellando ciò che aveva seminato il tempo sarebbe stato un delitto. Così abbiamo scelto di costruire una passerella sopraelevata, lasciando il bosco intatto. Questo è il mio concetto di attenzione storica»[1].

La poetica di Mauri si radica infatti nel più intimo dialogo tra uomo e vegetazione; un incontro segnato da tracce, anche minime e impercettibili, la cui messa in arte permette una premura reciproca. Da una parte la silenziosa corteccia, in perenne trasformazione, dall’altra l’uomo e la sua pretesa di abitare lo spazio, adibendolo ai propri scopi.

Foto del Ponte di San Vigilio

Nel parlare delle sue opere, Mauri ha spesso accennato a «Luoghi di grande fatica, ma al contempo di grande felicità»; nate infatti da un caso mai banale, è evidente nelle parole dell’artista, così come nelle installazioni stesse, l’intento premonitore e intuitivo di questi esemplari di “land art”: «Non è mai questione di inventare, ma piuttosto di scoprire, di cogliere qualcosa che c’è già, di sentirlo. E poi dargli corpo»[2].

Dare corpo alla fratellanza che persiste tra il luogo e la sacralità degli elementi che lo abitano: gli alberi. Giuliano Mauri si è cimentato così in questa esperienza estetica, assecondando il carattere transitorio della propria opera, prima ancora che l’utilità ricavabile nell’immediato presente.

Accogliendo e respingendo lo spettatore, filtrandone le ombre lungo i lasciti del crepuscolo, o inghiottendone i passi nella nebbia, il Ponte di San Vigilio continua a contorcersi tra gli spigoli di luce. Quella che a prima vista può sembrare una semplice passerella, diviene così occasione estetica, sinestesia tra l’uomo civilizzato, esattore di un tempo scandito e unidirezionale, e il ciclico cantiere della natura.

 

Affinché quest’opera possa esprimersi in tal senso, la Fondazione Castello di Padernello si fa promotrice di iniziative volte a mettere in luce anche la poetica artistica di Mauri. Per saperne di più sul Ponte di San Vigilio e sul territorio bresciano che lo preserva, è possibile consultare il seguente portale: www.castellodipadernello.it 
[1] Pannello didattico all’ingresso del bosco di Padernello (BS)
[2] Ibidem.
 

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