Scuole di sopravvivenza

Come (non) vivere in tempi di pandemia secondo gli insegnamenti dei filosofi ellenistici

Avvertenza: la Redazione fa presente che i consigli filosofici ivi riportati non sono da ritenersi approvati dall’autorità medica vigente e si dissocia da qualunque iniziativa intrapresa in conformità agli stessi. Non accettate falsi rimedi, esigete sempre e solo normative originali del Ministero della Salute OMS Video.

Q

uando penso al concetto di sopravvivenza, la mia mente evoca per lo più scenari primitivi e riecheggiano le parole che Lucrezio usa per descrivere la condizione dei primi uomini sulla Terra:

Ma questo era più tormentoso, che spesso le razze ferine rendevano il riposo malsicuro a quei miseri […] infatti qualcuno di loro, sorpreso e azzannato, offriva un vivente cibo alle belve, e riempiva di gemiti i foschi, i monti, le foreste, vedendo i suoi visceri vivi sepolti in un vivo sepolcro

(De Rerum Natura, Libro V)

Il riposo non è sicuro. Si dorme con un occhio chiuso e l’altro aperto. L’orecchio costantemente teso a intercettare le vibrazioni che risalgono dal suolo, il crepitio del fogliame. 

Nonostante tra noi ci sia ancora chi ha paura del buio – presente! -, è difficile che persone non affette da particolari patologie possano fare un’esperienza del genere. Eppure questo acutizzarsi spasmodico dei sensi, è straordinariamente affine a un altro fenomeno, l’ipocondria: «Atteggiamento psichico caratterizzato da una costante apprensione per la propria salute e dall’ansiosa o addirittura ossessiva tendenza a sopravvalutare i minimi disturbi». 

C’è da dire che la sintomatologia ci ha colpito più o meno tutti, tanto da scatenare una vera e propria psicosi collettiva da Covid-fantasma. Si ascolta l’eco del più piccolo malessere come i nostri antenati avvertivano il passo del lupo nella foresta. Neanche un banale mal di denti può più dirsi innocente. Non c’è dubbio che i recenti avvenimenti abbiano dato un colpo basso al castello delle nostre certezze da contemporanei, quelle scientifiche e mediche sopra ogni altra. La paura della morte, prima esorcizzata dalla proposta di visioni morbose e orrorifiche o nascosta tra le mura labirintiche delle strutture ospedaliere, è così (ri)entrata a far parte dell’immaginario collettivo quotidiano. In questo contesto di ansia e angoscia diffuse, possiamo chiedere aiuto alla filosofia, interpellando alcuni personaggi vissuti in un periodo storico per certi tratti simile al nostro: l’Ellenismo. Con l’avvento al potere di Alessandro Magno, l’uomo greco, da cittadino qual era, si scopre individuo in un mondo cosmopolita, che varca i ristretti confini della polis. Ormai suddito di un unico grande impero che supera le antiche divisioni tra Oriente e Occidente, si disinteressa alla vita politica, che gli è di fatto preclusa. Sperimenta dunque un generale spaesamento esistenziale e sente la necessità di una struttura di valori adatta al nuovo contesto. I filosofi vengono quindi in aiuto e si fanno predicatori di un credo etico che loro stessi non mancano di vivere fino in fondo. Il filosofo, in età ellenistica, è un saggio, un apostolo, un missionario. Come si comporterebbero questi eccelsi pensatori in tempo di pandemia? Scopriamolo insieme attraverso gli insegnamenti dei principali rappresentanti delle scuole di quell’epoca: lo scetticismo, lo stoicismo, il cinismo e l’epicureismo.

Scuola di Atene, Dettaglio, Raffaello

Pirrone

A differenza dei negazionisti odierni, lo scetticismo di Pirrone non gli permetterebbe di dire (afasia) con sicurezza se il Covid ci sia o non ci sia. Occorre infatti raggiungere una tale sospensione di giudizio, da essere completamente indifferenti a tutto ciò che ci circonda. Quindi non solo Pirrone andrebbe in giro senza mascherina e non si disinfetterebbe le mani, ma rimarrebbe totalmente impassibile se un infetto gli starnutisse in faccia.

Pro: Stato di intangibilità assoluta e quiete interiore. Come può farci paura qualcosa di cui non possiamo affermare con sicurezza nemmeno l’esistenza?

Contro: Indifferenza ai pericoli. Assicuratevi di essere sempre seguiti da un fedele drappello di amici – rigorosamente non scettici – che vi infilino un’armatura di plexiglass e vi costringano, se necessario, all’isolamento forzato.

Zenone

 Lo Stoico è quello che in spiaggia stava con i guanti e una maschera da sub cementata alla faccia. La mortificazione del corpo, d’altra parte, porta all’imperturbabilità dello spirito (apatheia). Durante la quarantena ha sfruttato il suo logos per documentarsi accuratamente sul fenomeno pandemico da tutti i punti di vista: virologico, endemico, sociologico, economico eccetera. Ha un senso del dovere e della responsabilità verso gli altri molto sviluppato. 

Pro: L’ascetismo è bello solo se condiviso. La socializzazione è incoraggiata – purché distanziata, con equipaggiamento completo di guanti, mascherina e drink analcolici a base di Amuchina.

Contro: L’ossigeno è necessario per vivere. Utilizzare strumenti di protezione non conformi alle normative del Ministero potrebbe danneggiare seriamente la vostra salute.

Diogene

 Il parametro di vita del Cinico è il comportamento dell’animale interpretato dalla ragione umana. Questo significa che quasi tutte le cose che l’uomo ricerca di solito sono determinate dalle convenzioni sociali, e, pertanto, superflue. Quindi Diogene, purché possa ordinare la spesa online, sa di bastare a sé stesso e se ne frega dei Decreti. La mascherina è a libera discrezione, ma almeno se ne sta per i cavoli suoi senza rompere le scatole a nessuno.

Pro: Libertà di parola (parrhesìa) e di azione (anaideia). Se Conte in persona, con tutto il suo staff tecnico-scientifico, ti dicesse «Chiedimi quel che vuoi», potresti rispondergli di «mantenere le distanze, grazie».

Contro: È richiesta disponibilità a vivere in una botte o, al più, in appartamento di 25 metri quadri. 

Epicuro

L’ideale di felicità che ci insegna Epicuro è quello della tranquillità d’animo (atarassia), che è fondamentalmente assenza di dolore. Il Covid, in quanto arreca dolore, è preferibilmente da evitarsi e il distanziamento sociale consigliato. Nella malaugurata ipotesi di un contagio, bisogna comunque stare tranquilli. Infatti, se è lieve il male fisico è sempre sopportabile – c’è da dire che la tempra di quei tempi non è la stessa di oggigiorno -, se è acuto passa presto, e se è acutissimo porta alla morte, ma non c’è da avere paura: se ci sei tu non c’è il Covid, e se c’è il Covid non ci sei tu. 

Pro: Vivi nascosto! Dimenticati dei social, dei gattini di Salvini e del bollettino di Mentana sui contagiati del giorno. Raccogli qualche amico stretto e mettetevi a scrivere il Decameron in una villa di campagna. 

Contro: Nessuno. Datti subito all’epicureismo!

Immagine di copertina: Illustrazione di Marco Sabbatani

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