Da Largo Formentone a via Moretto: la seconda puntata del tour sopra ai fiumi bresciani

Continua la passeggiata tra le vie del centro cittadino, seguendo i tredici totem installati dall’associazione Brescia Underground al di sopra dei canali e fiumi che scorrono indisturbati sotto ai nostri piedi. Se vi siete persi la prima puntata, potete recuperarla qui. Buona passeggiata!

Riprendiamo il nostro percorso dal tombino di via San Faustino e continuiamo in direzione di Piazza Loggia. Fermandoci in Largo Formentone (la parte di Piazza Rovetta verso la Loggia), noteremo la presenza di quattro alberi piantati nel terreno, la cui posizione non è affatto casuale (si veda l’immagine di copertina). Si tratta, infatti, di piante volute da Brescia Underground ad indicare il punto esatto in cui fino all’Ottocento sorgeva un laghetto, in parte reso visibile dall’associazione in uno dei percorsi sotterranei, e un tempo anche punto di nascita del canale del Mulino di Sant’Agata, che proseguiva parallelo all’antica galleria quattrocentesca del Garza. L’aspetto di questo slargo acquatico del Bova-Celato, frequentato perlopiù dalle lavandaie, è stato impresso in un quadro del 1851 dal pittore bresciano Giovan Battista Ferrari (guardate qui).

Proseguiamo in Piazza Loggia e contempliamo per un minuto la bellezza di questo palazzo rinascimentale. Non vi parrà vero, ma proprio come un edificio veneziano (la ragione ve l’ha spiegata Francesca qui), l’attuale municipio bresciano, sorgendo sul corso delle acque degli antichi fiumi Bova, Celato e Garza, è stato costruito su 800 palafitte in legno di castagno che ne sorreggono la struttura. Sotto il portico della Loggia, infatti, esiste ancora una galleria ricavata dall’alveo dei fiumi, il cui corso è stato deviato nel 1939 sotto la piazza. Tale spazio, indicato da una freccia bianca posta sulla facciata di un pilastro a sud del portico, veniva utilizzato come rifugio antiaereo durante la Seconda guerra mondiale. Ancora oggi, sono da ammirare i blocchi di marmo d’epoca romana che ne costituiscono le fondamenta, un ponte di epoca coeva inglobato in uno dei tre tramezzi e i volti rinascimentali ad arco in cotto.

L’itinerario continua a sinistra della Loggia, per via 24 Maggio, fino all’entrata secondaria della chiesa di Sant’Agata, accanto alle Poste. Qui si può ammirare un grande arco a tutto sesto in pietra bianca, inglobato in un muro eretto durante la Repubblica di Venezia sulle sponde dei confluiti Bova, Celato e Garza provenienti da via San Faustino: esso aiuta a sostenere parte della struttura dell’abside della chiesa, e copre una spaziosa area sottostante denominata, dall’associazione Brescia Underground, il “Largo dei Custodi”. Da qui al Serraglio (si veda più sotto) i fiumi Bova e Celato confluiti scorrono in una galleria di cemento armato costruita dopo la demolizione del quartiere medievale delle pescherie per erigere Piazza della Vittoria nel 1932.

Parte dell’arco in pietra visibile sulla facciata laterale della chieda di San’Agata.
Foto di Paola Croset.

Rechiamoci ora in via fratelli Porcellaga, all’incrocio con corso Palestro. Qui vicino esiste ancora un partitore di acque ormai in disuso che divideva il fiume Dragone (proveniente da via Battaglie) in due canali che percorrevano i lati di corso Martiri della Libertà a vantaggio di mulini e botteghe. Oggi l’unico ramo in funzione è il Dragone di sinistra che scorre lungo gli edifici est del corso e viene utilizzato per convogliare le acque piovane.

La prossima tappa si trova percorrendo corso Palestro, girando in via Fratelli Dandolo, all’angolo con via Annibale Calini: è riconoscibile da una graziosa porta rossa. Da questo punto partono le avventure sotterranee nei fiumi bresciani del centro storico. Si tratta del Serraglio, luogo in cui i confluiti Bova-Celato originano i fiumi Garzetta-Guazzetto e Molin del Brolo. Di probabile origine medievale il nome deriverebbe dal verbo “serrare”, adatto alla funzione di paratoie, mosse da carrucole e catene ancora oggi utilizzate per controllare le acque irrigue inviate ai contadini della bassa bresciana.

La porta rossa di accesso al Serraglio.
Foto di Paola Croset.

Continuando la passeggiata per corso Zanardelli fermatevi all’angolo con via Felice Cavallotti: immaginate lo sciabordio delle antiche acque del Molin del Brolo sotto i vostri piedi… Questo canale, che nasce in via Annibale Calini, prende il nome dal mulino di proprietà del Vescovo che sorgeva all’incrocio tra via Berardo Maggi e via Diaz. Attualmente scorre ancora sotto gli edifici del lato sud di corso Zanardelli, prosegue in via Felice Cavallotti, via San Martino della Battaglia fino in via Moretto sotto la chiesa di Sant’Alessandro, per terminare la sua corsa nei pressi della Pinacoteca Tosio Martinengo.

Con un ultimo sforzo raggiungiamo la tappa finale del nostro tour in via Moretto, nella piazzetta di San Domenico lastricata in legno. Nel sottosuolo si trovano la gola Bianca e “l’area parallela”. La prima, così denominata dall’associazione, è costituita da uno scivolo circondato da grosse pietre in marmo, derivato da un antico mulino, che permette alle acque del fiume Garzetta-Guazzetto di scendere ad un livello inferiore. La seconda, invece, è un ambiente attiguo ormai privo d’acqua, ma rara traccia dell’antico fiume Garza che anticamente percorreva da nord a sud la città.

Ora, se non siete claustrofobici, non vi resta che prenotare la vostra avventura sotterranea!

Associazione Brescia Underground
Prenotazioni a: info@bresciaunderground.com
Tel +39 349 099 8697
 
Immagine di copertina: Gli alberi di Largo Formentone che delimitano il perimetro in cui anticamente si trovava il laghetto. Foto di Paola Croset

 

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