Cadavere Squisito di Agustina Bazterrica: sopraffazione e cannibalismo in un futuro distopico

In un mondo in cui non esistono più animali, gli esseri umani ripiegano sul cannibalismo come alternativa per continuare a prosperare sfruttando i più deboli. Una tagliente critica alla società attraverso la finzione distopica.
copertina del libro Cadavere squisito di Agustina Bazterrica

Un futuro senza animali, purtroppo, non sembra oggi una possibilità così remota. Molte organizzazioni internazionali si interrogano spesso sull’impoverimento della biodiversità mondiale, sulle cause e le conseguenze del cambiamento climatico e sul ruolo chiave dello sfruttamento degli animali nelle filiere industriali come catalizzatore di disastri ambientali e future crisi alimentari.

È proprio un futuro senza animali quello che si immagina Agustina Bazterrica in Cadavere squisito, pubblicato in Italia da Eris Edizioni nel 2024, con traduzione di Francesca Signorello. In questo romanzo distopico ambientato in Argentina, un terribile virus ha infettato gli animali, rendendoli una grave minaccia alla sopravvivenza degli esseri umani. Per risolvere questa crisi mondiale sono state abbattute tutte le specie animali esistenti sul globo terrestre.

I governi di tutto il mondo hanno reagito approvando delle leggi molto dure sul rapporto tra animali e persone, e introducendo in massa un nuovo tipo di carne commestibile alternativa per risolvere la crisi dell’industria alimentare: la carne umana. Il cannibalismo è stato normalizzato attraverso una subdola manipolazione del linguaggio e la corruzione della morale comune. Tutti sembrano ormai convinti dell’esistenza di una categoria di esseri umani di minor valore, che possono essere utilizzati come carne da macello per saziare gli altri.

Marcos Tejo, giovane argentino che lavorava nell’allevamento di famiglia prima della transizione, si è ritrovato ai vertici di uno stabilimento di carne umana, chiamata in gergo carne speciale. Abbandonato dalla moglie e con le spese della casa di riposo del padre da pagare, si è dovuto adattare al nuovo lavoro, non senza dover ingoiare diversi rospi.

L’ossessione per il linguaggio

Marcos si sente spaesato in un mondo crudele e pervaso dalla corruzione, in cui l’obiettivo principale di chi governa è quello di controllare e annichilire le masse. L’isolamento e la profonda incomunicabilità avvertiti dal protagonista vengono brillantemente espressi attraverso la sua ossessione per il linguaggio, che in questo romanzo ha un ruolo essenziale.

Quasi come una neolingua orwelliana, infatti, nel mondo di Marcos è stata costruita una nuova terminologia ad hoc per indicare e descrivere la macellazione ed il consumo della carne speciale. Lo scopo è quello di trasformare tale pratica in un’usanza comune e ragionevole agli occhi dell’opinione pubblica. Così gli umani allevati non possono più essere chiamati persone, ma piuttosto capi, i quali vengono trasportati e trattati in lotti, mentre l’utilizzo del termine cannibalismo è severamente vietato.

Il suo cervello lo avverte che ci sono parole che oscurano il mondo. Ci sono parole opportune, igieniche. Legali. [...] Molti hanno accettato quella che i media insistono a chiamare la “Transizione” come un fatto naturale. Lui no, perché sa che transizione è una parola che non dà conto della brevità e della crudeltà del processo. È una parola che riassume ed etichetta un fatto incommensurabile. Una parola vuota. Cambiamento, trasformazione, svolta: sinonimi che all’apparenza hanno lo stesso significato ma che, se presi singolarmente, implicano modi diversi di vedere il mondo. Tutti hanno accettato il cannibalismo come un fatto naturale, pensa. Cannibalismo, un’altra parola che potrebbe creargli enormi problemi.

Le Cadavre Exquis

Cadavre Exquis è il nome di un gioco surrealista ideato a Parigi nel 1925, che consiste nella formulazione di una frase da parte di più persone: ogni partecipante, a turno, aggiunge una parola seguendo la combinazione sostantivo-aggettivo-verbo-sostantivo-aggettivo, rimanendo però all’oscuro delle parole aggiunte in precedenza dagli altri giocatori. La prima frase che venne ottenuta attraverso questo tipo di scrittura automatica surrealista fu: «Il cadavere squisito berrà il vino nuovo».

In Cadavere squisito i due nipoti del protagonista, due gemelli preadolescenti che hanno tutta l’aria di essere usciti da un film dell’orrore, passano il tempo dilettandosi con un gioco omonimo, ma in cui l’automatismo viene soppiantato da un’interpretazione letterale del titolo:

Estebancito lo guarda con un luccichio negli occhi, un luccichio pieno di parole come boschi di alberi spezzati e tornado silenziosi. Ma a prendere la parola è Maru: «Stiamo giocando a indovinare che sapore avrebbe lo zio Marquitos.» [...] Estebancito la guarda e scoppia a ridere. Tutto gli sembra divertentissimo. Dice: «Questo gioco si chiama Cadavere squisito, ti va di giocarci?»

Se da un lato la sorella di Marcos, madre dei gemelli, è tremendamente scioccata da questo gioco che reputa crudele e immorale, dall’altro Marcos non ne è per nulla sorpreso. La sorella del protagonista è perfettamente in linea con la morale corrotta della società in cui vive, per la quale esiste una netta distinzione tra gli umani senza nome, allevati e macellati, e le persone comuni, con nome e cognome, che sono considerate di maggior valore rispetto ai primi. I due gemelli, invece, smascherano agilmente l’ipocrisia di tale visione rendendo palese la verità: la distinzione in cui crede ciecamente la madre è artificiosa e labile, e non c’è alcuna effettiva differenza tra i capi e le persone, che non sia stata decisa in maniera arbitraria.

Marcos è pienamente cosciente di tale verità, che gli provoca un’intensa rabbia e dolore, ma nella realtà dei fatti non è poi così diverso dal resto della società: anche lui trae vantaggio da questo sistema, e anche lui continua inesorabilmente a perdere il proprio senso di umanità, tanto da non rendersi conto di essere, in fin dei conti, parte integrante del mondo che tanto disprezza. Ribellarsi e tirarsene fuori pare non essere una possibilità concreta.

Il cannibalismo come metafora

Il cannibalismo di Cadavere Squisito è una puntuale critica alla società odierna, scritta in una prosa lucida e carica di simbolismo. La stessa Bazterrica, in un’intervista rilasciata al quotidiano The Guardian1 traccia un accurato parallelismo tra la pratica del cannibalismo raccontata nel romanzo e le dinamiche del capitalismo, sistema che ci mostra la crudeltà come una parte naturale della vita, rendendo possibili anche le sue conseguenze più estreme, come il traffico di esseri umani. Anche noi, proprio come Marcos, siamo dunque parte integrante di un sistema camaleontico che permea la vita di tutti i giorni e che abbiamo interiorizzato. Così, il futuro distopico e violento in cui gli esseri umani si mangiano a vicenda diventa uno specchio della nostra realtà.

Condividi su: