ponte su autostrada con vegetazione

Il diritto di muoversi

Ogni mattina in Africa, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ma cosa succede se una strada si mette in mezzo?

Quando si pensa ad animali la cui sopravvivenza è a rischio a causa del cambiamento climatico, del bracconaggio e della perdita di habitat naturali spesso ci si concentra su ecosistemi particolarmente colpiti dall’inquinamento e perdita di biodiversità. Si tende a fare una fotografia su questi habitat e sulle specie di flora e fauna che ci vivono. Si pensi alle immagini che molti di noi hanno in mente della barriera corallina in Oceania oppure della foresta amazzonica. Tuttavia, queste immagini, che contribuiscono a narrare la crisi climatica e le sue conseguenze sulla flora e fauna, non vengono sempre collegate tra loro, e i confini della crisi rimangono circoscritti entro singoli ecosistemi.

Ma gli animali non conoscono confini e soprattutto gli animali migratori percorrono migliaia di chilometri ogni anno, attraversando ecosistemi, stati e anche continenti ognuno a modo suo, chi per mare, chi per aria, chi per terra. A queste instancabili specie si rivolge il primo report sullo stato mondiale delle specie migratorie realizzato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). Le specie migratorie fanno affidamento su numerose varietà di habitats in stagioni e periodi differenti della loro esistenza. 

Granchi rossi su ponte stradale di metallo
Attraversamento per granchi rossi in Australia permette il loro viaggio verso il mare per deporre le uova.
Credits: Parks Australia.

Ad esempio gli gnu compiono una delle migrazioni più spettacolari in Africa. Durante la stagione secca la mandria di migliaia di gnu, accompagnati da zebre e gazzelle, si muove nella regione del Serengeti-Mara spostandosi in modo circolare tra Tanzania e Kenya alla ricerca di pascoli e acqua. Per compiere questa migrazione continua la mandria attraversa numerose sfide e pericoli (iene, leoni e coccodrilli per menzionarne solo alcuni). 

Purtroppo i predatori naturali non sono gli unici rischi che gli gnu devono affrontare, la perdita, degradazione e frammentazione degli ecosistemi mette in pericolo questo ciclo secolare. La causa principale? Senza sorprese: l’attività umana. La regione del Serengeti-Mara è spesso sotto pressione dall’espansione delle attività agricole, insediamenti umani e infrastrutture che rischiano di attraversare le rotte migratorie.

Se da un lato le infrastrutture permettono a persone e merci di spostarsi tra paesi, dall’altra distruggono ecosistemi millenari e portano al rischio di estinzione le specie migratorie che non possono più raggiungere quei pascoli vitali per la loro sopravvivenza.

La promozione della connettività ecologica può offrire misure che riducono l’alterazione delle rotte migratorie. I gruppi di lavoro della Convenzione sulla Conservazione delle Specie Migratrici della Fauna Selvatica hanno sviluppato linee guida negli ultimi anni per minimizzare l’impatto delle infrastrutture umane negli ecosistemi cruciali per le migrazioni animali. Ad esempio, la task force per l’energia ha sviluppato linee guida per garantire che lo sviluppo di progetti di energie rinnovabili non abbia impatti negativi sulle specie migratorie, o almeno li limiti.

La rimozione delle barriere migratorie può essere la semplice deviazione o rimozione di recinzioni per permettere agli animali di passare senza rimanere bloccati da un lato della recinzione. In caso di barriere e infrastrutture più importanti si possono costruire strutture apposite che permettano sia il passaggio di persone che di animali in sicurezza. Questi possono essere ponti o sottopassi ricoperti di terra e vegetazione per la migrazione delle diverse specie interessate. 

Ad esempio in Australia nell’isola di Natale è stato costruito un cavalcavia dedicato alla migrazione dei circa 50 mila granchi rossi che ogni anno si spostano dall’entroterra verso il mare per deporre le uova. In Costa Rica la Fondazione per la tutela dei bradipi ha costruito attraversamenti per bradipi fissando funi sopra le strade.

E in Europa? Il fotografo Alex Kemman ha realizzato la serie Green veins of Europe viaggiando tra il 2020 e il 2022, documentando gli eco corridoi realizzati in Unione Europea e dimostrando come la natura può essere meglio collegata in un continente affollato di attività umane, tracciando un potenziale corridoio ecologico internazionale. Il suo viaggio in moto, partendo dai Paesi Bassi e arrivando in Italia è iniziato durante il COVID-19 e pochi mesi dopo la pubblicazione del Green Deal europeo, il quale purtroppo non fa alcun riferimento al ruolo chiave che queste strutture hanno nella salvaguardia di numerose specie animali.

«Soprattutto, ho voluto indagare come potrebbe apparire il nostro continente frammentato se fosse collegato da corridoi naturali e quale ruolo potrebbero svolgere le politiche dell'UE nel creare questi collegamenti ora e in futuro.»

- Alex Kemman

Immagine di copertina: Un “ponte verde” per la fauna selvatica attraversa un’autostrada nel sud-ovest della Germania. Credits: Thomas Frey.

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