Iran vs. Stati Uniti: Cos’è tutto ‘sto casino?

Perché Iran e Stati Uniti sembrano sempre sull’orlo di una crisi? Per capirlo, può essere utile dare un’occhiata alla storia delle relazioni tra i due paesi.

Succede spesso, troppo spesso, che scoppino scintille tra Teheran e Washington. Quando le scintille si tramutano in missili – come successo a gennaio 2020 – mezzo mondo comincia a preoccuparsi: “Un’altra guerra in Medio Oriente? Speriamo di no…”. La preoccupazione è più che legittima. L’Iran è militarmente ben preparato, e un conflitto con gli Stati Uniti potrebbe essere “l’inferno in terra” – tanto che, dicono gli esperti, né Teheran né Washington sembrano veramente volere una guerra.

Eppure, nonostante nessuno sembri in cerca di uno scontro frontale, le (rischiose) scintille continuano a scoppiettare. Ciascuna parte vede l’altra come una pericolosissima minaccia. Per Teheran, gli Stati Uniti sono l’invasore che impone il proprio volere in una regione non sua. Per Washington, l’Iran è una minaccia per gli alleati americani in Medio Oriente, nonché per le truppe e i diplomatici USA nella regione. Da dove vengono queste accuse? Come spesso capita, un’occhiata alla storia può aiutare a capire meglio le radici dei problemi.

Una delle radici più profonde risale agli anni ’50. Sono i tempi della Guerra Fredda, e il Medio Oriente è un teatro di confronto tra l’Occidente e l’Unione Sovietica. L’Iran, situato nel cuore della regione ed estremamente ricco di petrolio, è uno dei pezzi grossi che i due blocchi si contendono.

L’anno chiave è il 1953. Il governo di Mohammad Mossadegh, in carica dal 1951 e molto popolare tra i cittadini iraniani, sembra avvicinarsi a dei gruppi comunisti locali. È allora che gli Stati Uniti – insieme alla Gran Bretagna, che è in pieno scontro con Mossadegh sulla gestione del petrolio iraniano – decidono che è ora che il governo cada. In poco tempo, un colpo di stato rovescia Mossadegh, e grazie al supporto dell’occidente il monarca iraniano, lo Shah, accentra il potere su di sé e impone il suo dominio con il pugno di ferro. Nel breve termine, gli USA hanno ottenuto il loro obiettivo: un Iran amico e anticomunista. Ma questo obiettivo ha un costo: i cittadini iraniani non si scorderanno facilmente dell’interferenza americana.

Il Primo Ministro Mohamed Mossadegh durante il colpo di stato del 1953 Credits: STR | AP

Il secondo anno chiave per le relazioni tra Iran e Stati Uniti arriva alla fine degli anni ‘70. Il pugno di ferro dello Shah è efficace, ma non può durare per sempre, ed è così che nel 1979 scoppia la rivoluzione. La monarchia lascia spazio alla nuova Repubblica Islamica dell’Iran, e lo Shah si rifugia negli Stati Uniti. La popolazione iraniana chiede che il sovrano deposto torni in Iran per rispondere dei suoi crimini, ma Washington gli concede asilo e cure mediche. In reazione, una folla di manifestanti fa irruzione nell’ambasciata statunitense a Teheran e sequestra più di 50 diplomatici. Tra i due paesi è crisi aperta.

Manifestanti iraniani fanno irruzione nell’ambasciata USA a Teheran, 1979 Credits: AFP

La cosiddetta “crisi degli ostaggi” viene finalmente risolta nel gennaio 1981, ma ormai le relazioni tra Teheran e Washington sono irrimediabilmente compromesse. Da un lato, gli USA impongono strettissime sanzioni economiche contro l’Iran e sostengono di soppiatto l’Iraq di Saddam Hussein nella sua guerra contro Teheran. Allo stesso tempo, ovunque possibile l’Iran sostiene fazioni politiche e gruppi armati che minano gli interessi americani in Medio Oriente. Seppur mai direttamente, tra Washington e Teheran è ormai guerra aperta.

In questo scenario di tensione continua, l’ennesima batosta arriva all’inizio del nuovo millennio. Dopo l’attacco dell’11 settembre 2001, pare per un breve periodo che Iran e USA possano cooperare contro un nemico comune, i terroristi di al Qaeda. Questa cooperazione, però, non si materializza. Il governo iraniano tenta un timido riavvicinamento diplomatico, ma la risposta degli USA è negativa. Nel gennaio 2002 Bush include l’Iran nel cosiddetto “Asse del Male” – in spiacevole compagnia dell’Iraq di Saddam (che verrà presto invaso) e della Corea di Kim. Infine, il colpo di grazia arriva ad agosto, quando un gruppo di oppositori politici iraniani svela al mondo intero che l’Iran sta cercando di sviluppare una bomba atomica. È l’inizio della crisi sul nucleare iraniano – la stessa crisi che possiamo vedere ancora oggi, nel 2020.

Ed è così che, dopo aver sorvolato sette decadi di storia in un batter d’occhio, ci troviamo di nuovo ai giorni nostri. A 67 anni dal colpo di stato contro Mossadegh e a 41 anni dal sequestro dei diplomatici statunitensi a Teheran, l’Iran e gli Stati Uniti sono ancora ai ferri corti. La sfiducia tra le due parti è alle stelle – alimentata da una serie di vicende storiche, tra cui le due citate qui, che hanno lasciato cicatrici profonde nelle menti di cittadini, politici e militari di entrambi i paesi. Settant’anni di divergenze e scontri non si risolvono con un colpo di bacchetta, ma capirne le origini può sempre essere un buon punto di partenza.

Immagine di copertina: Iran e Stati Uniti: Perennemente sull’orlo di una crisi
Credits: @rolffimages

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