diritto alla casa. Una tartaruga trasporta la sua casa sul guscio.
Per ampie fasce della popolazione è sempre più difficile rivendicare il proprio diritto ad un’abitazione degna ed accessibile, specialmente nelle città. Un fenomeno irreversibile?

Il diritto ad una casa in cui vivere è un tema che negli ultimi anni ha acquisito sempre più visibilità in ragione delle crescenti difficoltà a garantirlo, anche se bisogna sottolineare come in Italia questo non sia un diritto espressamente garantito dalla Costituzione. Il diritto ad un’abitazione è infatti collegato alla garanzia offerta da altri diritti – questi sì, esplicitamente difesi dalla Carta Costituzionale: ad esempio quello al lavoro, da cui deriverebbe la capacità di pagare un affitto o comprare una casa. Di conseguenza, azioni in difesa di tale diritto diventano ancora più complesse, anche se è importante sottolineare, in punta di diritto, che una casa in cui vivere è indicato come fondamentale per garantire la dignità delle persone da svariate carte e sentenze internazionali, e l’accesso ad un’abitazione dignitosa andrebbe dunque garantito anche nel nostro paese. Tuttavia, a causa della povertà in costante aumento tra i lavoratori, negli ultimi anni la garanzia di un’abitazione è sempre più messa in discussione, complice il fatto che il fenomeno viene gestito, soprattutto in Italia, con modalità emergenziali anziché andando a contrastare le cause sistemiche.

Eppure, specialmente dopo la pandemia, la casa è diventata un problema per un numero sempre crescente di persone e famiglie. Strettamente correlata alle difficoltà economiche che sempre più tracciano un confine tra ricchi e poveri, l’abitazione è stata la voce di spesa che più è aumentata negli ultimi anni, con aumenti medi intorno al 40% rispetto al 2015, con punte del 70% in città come Milano (dati Immobiliare.it). Incrociando questo dato con altre variabili come quella degli stipendi, che in Italia calano anziché diminuire, o come l’inflazione, che ha eroso il potere di acquisto reale della popolazione, si capisce come la situazione abitativa stia andando fuori controllo. Il peso dell’affitto, condizione abitativa già tipica delle fasce più povere della popolazione, è diventata la voce di spesa maggiore per le persone, arrivando al 40% delle uscite totali di una famiglia. Non è per altro necessario rientrare tra le categorie economiche tradizionalmente definite “povere”per avere difficoltà a permettersi una casa: l’Osservatorio Casa Abbordabile sottolinea come a Milano neppure chi lavora regolarmente è in grado di permettersi un affitto.

Murales di protesta per il diritto alla casa con la scritta: case senza persone vuol dire persone senza casa.
Pannello esposto sotto le Case del Sole in Via Milano, Brescia.
Foto di Andrea Ferrari.

A questa situazione ha contribuito anche un altro fattore che caratterizza in particolare il nostro paese: la quasi totale dismissione nel corso degli ultimi 25 anni delle politiche di edilizia sociale. Ad oggi in Italia la quota di alloggi garantiti dall’edilizia popolare è inferiore al 4% del totale, in confronto a paesi come la Francia e l’Inghilterra in cui la percentuale supera il 15%. Nonostante i dati appena elencati, la situazione politica non sembra destinata a cambiare: neppure i fondi del PNRR hanno cambiato l’inerzia, con i fondi complessivi per l’edilizia urbana che sono stati ulteriormente ridotti dall’attuale governo che ha addirittura cancellato il già scarno finanziamento agli alloggi previsto in un emendamento dal governo Draghi.

Dato questo contesto, la questione abitativa torna in modo sempre più ricorrente sotto i riflettori dei media italiani. Ancora nel 2021 La Stampa parlava di “bomba sociale pronta a esplodere”, e le proteste non sono tardate ad arrivare, anche se ancora scarsamente organizzate e coordinate tra loro. La più seguita e clamorosa per le modalità è stata la contestazione ribattezzata dalla stampa mainstream protesta delle Tende. Iniziata a maggio 2023, la mobilitazione ha coinvolto in particolare gli universitari di città come Milano e Bologna, allargandosi poi a macchia d’olio in numerose altre università italiane. Gli studenti fuorisede, una delle categorie più colpite dal problema del caro affitti hanno iniziato a piantare le tende di fronte alle sedi degli atenei e nelle piazze delle città italiane, sottolineando come i prezzi sempre più proibitivi delle stanze ledano sostanzialmente il loro diritto allo studio. L’impatto mediatico c’è stato e la protesta ha contribuito a concentrare l’attenzione sul tema, ma ad oggi nulla è cambiato, anzi.

Tende degli studenti che protestano per il caro affitti e per il diritto alla casa a Milano
La mobilitazione dei fuorisede per il diritto all’abitare.
Foto da L’Espresso.

Del resto non è un momento facile neppure per chi cerca una casa da comprare, soluzione apparentemente appetibile visti gli affitti. La già citata inflazione, unita alla crescente richiesta di case di proprietà, ha causato un’impennata nelle rate dei mutui, che rimangono di fatto preclusi a chi non può permettersi di investire subito il 20% del costo della casa. In uno scenario in cui la popolazione è sempre più impoverita e si trova a dover attingere ai risparmi per andare avanti, quella dell’affitto diventa una spirale senza via di uscita in cui gli unici a guadagnare sono gli speculatori.

Un’inversione di rotta sembra lontana, particolarmente nel nostro paese. Eppure non è ancora troppo tardi per iniziare per lo meno ad immaginare modalità diverse di accesso all’abitazione. In questo senso è paradigmatico l’esempio di Berlino. Nel 2021, tramite referendum, la maggioranza dei cittadini della capitale tedesca ha votato a favore dell’esproprio delle abitazioni delle società immobiliari proprietarie di più di 3000 appartamenti, con l’obiettivo di nazionalizzarli e sperimentare nuove forme abitative. Per quanto gli espropri non siano stati effettivamente messi in atto, la campagna che ha portato all’esproprio ha avuto un primo grande merito: rimettere al centro dell’attenzione pubblica la questione abitativa e mobilitare un numero sempre crescente di persone nel ripensare un diritto al tetto che sia degno, economicamente praticabile e svincolato dalle sole logiche di consumo. La strada è ancora lunga e tortuosa, ma solo tramite una mobilitazione collettiva radicale la politica sentirà finalmente la pressione necessaria a mettere in atto politiche audaci ma imprescindibili per consentire a tutte e tutti spazi urbani davvero accessibili.

Immagine di copertina: Illustrazione di Orsola Sartori.

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