
La vita di Liliana Rivera Garza termina all’improvviso il 16 luglio del 1990. Appena ventenne, studentessa di architettura all’università di Città del Messico, è vittima di femminicidio. Il suo assassino è Ángel Gónzalez Ramos, ex-fidanzato geloso e possessivo che non accetta la fine della relazione. Nonostante il mandato di arresto che grava su di lui, Gonzáles Ramos non viene catturato e non sconterà mai la sua pena. Per trent’anni questo caso di cronaca nera è rimasto avvolto nel silenzio, in un Paese in cui la violenza di genere permea la quotidianità di molte donne, ma in cui il problema è stato portato all’attenzione pubblica solo negli ultimi anni, grazie alla nuova ondata femminista nata in America Latina.
"Il femminicidio non è stato ufficialmente classificato come reato in Messico prima del 14 giugno 2012, quando è stato incluso nel Codice Penale Federale come un delitto: «Articolo 325: Commette il delitto di femminicidio chi priva della vita una donna per questioni di genere». Gran parte dei femminicidi commessi prima di quella data erano chiamati delitti passionali. Erano chiamati ha preso una cattiva strada. Erano chiamati perché si veste così? Erano chiamati una donna deve sempre stare al suo posto. Erano chiamati qualcosa deve aver combinato per fare quella fine. Erano chiamati i genitori la trascuravano. Erano chiamati la ragazza che ha preso una decisione sbagliata. Erano chiamati, addirittura, se lo meritava. La mancanza di linguaggio è impressionante. La mancanza di linguaggio ci lega, ci soffoca, ci strangola, ci spara, ci scuoia, ci fa a pezzi, ci condanna".
Cristina Rivera Garza, L’invincibile estate di Liliana, Sur, 2023, p. 33.

Ritrovare la verità
Trent’anni dopo il femminicidio di Liliana, Cristina Rivera Garza, pluripremiata autrice messicana e sorella della vittima, trova la forza necessaria per rompere il silenzio e fare finalmente giustizia. Dopo una vana ricerca del fascicolo delle indagini portate avanti dalle autorità di Città del Messico, Rivera Garza decide di ripercorrere da sé la storia di Liliana e trovare la verità con l’aiuto dei diari e degli oggetti appartenuti alla sorella – conservati in alcuni scatoloni riposti al di sopra di un armadio, come in attesa di quell’esatto momento.
L’invincibile estate di Liliana (Sur, 2023, traduzione di Giulia Zavagna), è il risultato del lavoro di inchiesta svolto da Rivera Garza: un memoir volto a ricostruire la traiettoria vitale di Liliana e le dinamiche che hanno portato al culmine della violenza femminicida. La storia si snoda attraverso la combinazione di pagine di diario, lettere, articoli di giornale e testimonianze di amici e parenti della vittima. Ciò che emerge da questo minuzioso lavoro di ricerca è la voce presente e viva di Liliana, una giovane ragazza piena di aspirazioni, desideri, avventure, timori, ma soprattutto con tanta voglia di scoprire il mondo. Tra i vari frammenti che compongono il ritratto mosaicato della sorella, troviamo anche i pensieri e le sensazioni dell’autrice stessa, che vive questo processo di indagine come un’esperienza catartica di elaborazione del lutto. L’autrice attraversa le sabbie mobili della sofferenza e del trauma personale, per donarci un’opera intima e terribilmente dolorosa, ma allo stesso tempo piena di speranza per il futuro.

Un’opera multiforme
È proprio la frammentarietà, di contenuto e di stile, che rende L’Invincibile estate di Liliana un’opera multiforme: romanzo, inchiesta, memoir, confessione, ma anche manifesto di lotta femminista che trasforma una storia personale, con le sue specifiche culturali, nello specchio di un problema universale e attuale. La storia di Liliana Rivera Garza risuona chiaro e forte nei lettori e nelle lettrici come l’eco dei tanti femminicidi che vengono commessi con una frequenza inquietante. Un romanzo che sfida i limiti e i contorni di più generi letterari, e che si è meritato per questo il Premio Pulitzer 2024 per la categoria memoir e autobiografia.

Immagine di copertina: copertina del libro L’invincibile estate di Liliana di Cristina Rivera Garza.






