Rappresentanti di paesi europei e africani posano per foto di gruppo.

Vertice Italia-Africa: Un successo o un flop?

Il vertice Italia-Africa mostra che il governo italiano sta finalmente riconoscendo l’importanza dell’Africa per il nostro paese. La strada da fare, però, è ancora tanta.

28 gennaio, Roma: La città è blindata. Parti del centro storico sono chiuse al traffico, con poliziotti e soldati che presidiano la aree chiave. Scene già viste molte volte nella capitale, ma questa volta c’è una differenza. Gli ospiti del governo italiano non sono i soliti noti – Macron, Biden o Xi Jinping. Questa volta è il turno dei leader africani, che si riuniscono a Roma per il vertice Italia-Africa convocato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. 

Finalmente, per una volta, il dibattito politico italiano parla di Africa. A una decina di giorni di distanza, si può provare a esaminare l’esito del vertice. Come è andata questa due giorni diplomatica? Cosa si può dire del famigerato Piano Mattei, da tempo un cavallo di battaglia della politica estera del governo, e finalmente svelato da Meloni durante il vertice? 


Il vertice Italia-Africa e il Piano Mattei

Prima di tutto, i fatti. L’iniziativa diplomatica italiana, ufficialmente chiamata “Italia-Africa: Un ponte per una crescita comune” ha riunito per due giorni il governo italiano, la maggior parte dei governi africani, e svariate organizzazioni internazionali, dalle Nazioni Unite al Fondo Monetario Internazionale. La partecipazione è stata massiccia e di alto livello: 57 delegazioni, inclusi 23 capi di stato e di governo africani, e le massime autorità sia dell’Unione Europea (UE) che dell’Unione Africana (UA).

Palazzo del Quirinale a Roma, Italia.
Il Palazzo del Quirinale ha accolto i leader africani per la cena di benvenuto del vertice Italia-Africa.
Credits: RomaToday.

Il vertice è stato l’occasione perfetta per il governo italiano per lanciare il Piano Mattei, concepito e già annunciato da Meloni nell’ottobre 2022. Dopo mesi di informazioni trapelate a pezzettini, il Presidente ha elencato alcuni dettagli riguardanti il piano – in particolare i soldi messi sul tavolo dal governo (5,5 miliardi di euro, tra crediti, operazioni a dono e garanzie), le cinque aree prioritarie (istruzione, salute, agricolture, acqua e energia), e alcuni progetti pilota già definiti in nove paesi.

In aggiunta, il vertice è servito a Meloni per ribadire quella che più volte ha presentato come la visione del suo governo rispetto ai rapporti tra Europa e Africa. Quello che serve, nelle parole del Presidente, è “una cooperazione da pari a pari, lontana da quell’approccio predatorio che per troppo tempo ha caratterizzato le relazioni con l’Africa e che, se vogliamo, troppo spesso ha impedito all’Africa di crescere e prosperare come avrebbe potuto”


Un vortice di reazioni

Come forse era prevedibile, le reazioni al vertice e al Piano Mattei sono state miste. Da un lato, il governo ha espresso chiaramente la sua soddisfazione. Meloni ha definito l’evento “una scommessa vinta”, dicendo senza mezzi termini che “l’approccio italiano viene visto con estremo interesse dal continente africano e di questo ne vado orgogliosa”. Tra chi è d’accordo col Presidente non ci sono solo i suoi alleati politici, ma anche le sue controparti africane. Azali Assoumani, Presidente dell’UA, ha dichiarato senza mezzi termini che “l’Italia ci ha dato una bellissima lezione, dimostrando di saper lavorare dalla base, non dal vertice, dalle cose visibili”. 

Rappresentanti del’Italia e dell’Unione Africa parlano a Palazzo Madama.
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnata dai Ministri Tajani e Salvini, parla con le due autorità dell’UA, il Presidente di turno Azali Assoumani e il Presidente della Commission Moussa Faki.
Credits: Roberto Mondaldo | La Presse.

Dall’altro lato, però, non sono mancate le critiche. Durante il suo discorso introduttivo, il Presidente della Commissione dell’UA Moussa Faki, si è (seppur diplomaticamente) lamentato per la limitata partecipazione dei governi africani nella stesura del Piano Mattei, evidenziando l’importanza di “passare dalle parole ai fatti”. Una simile critica è stata mossa da vari esponenti di organizzazioni di volontariato internazionale attive in Africa. Altri si sono lamentati della mancanza di dettagli su come il Piano Mattei verrà messo in pratica, o del fatto che i 5,5 miliardi messi a disposizione verranno presi da fondi già esistenti, e quindi non rappresentano un nuovo investimento. L’opposizione non ha fatto mancare la sua dose di critiche, inclusa l’assenza di riferimenti ai diritti umani nel Piano Mattei.


Un successo, un flop, o una via di mezzo?
   

In questo vortice di festeggiamenti e critiche, la conclusione – forse poco sorprendente – è che c’è del merito in entrambe le reazioni.

Da un lato, il vertice ha senza dubbio avuto successo nel portare l’Africa al centro del dibattito sulla politica estera italiana. Questa rilevanza dovrebbe essere scontata, vista la nostra vicinanza a un continente la cui popolazione nel 2050 sarà di circa 2,5 miliardi – un quarto della popolazione mondiale. Purtroppo, però, nessun governo italiano fino ad ora aveva deciso di dedicare attenzione politica all’Africa quanto il governo Meloni ha fatto con questo evento. 

In aggiunta, l’attenzione pare ben ricambiata. La partecipazione di oltre venti capi di stato e di governo (un numero simile a quello raggiunto dal vertice Russia-Africa dell’estate scorsa) mostra un chiaro interesse da parte dei leader africani riguardo all’iniziativa italiana, che può quindi essere considerata come un successo diplomatico. Inoltre, la piena partecipazione delle massime autorità dell’UE segnala che l’Italia è riuscita a prendere iniziativa senza minare l’interesse comune del blocco.

Rappresentanti di paesi europei e africani e mediorientali posano per foto di gruppo.
Foto di gruppo del vertice Italia-Africa a Palazzo Madama.
Credits: Ansa.

Allo stesso tempo, tante delle critiche mosse al Piano Mattei – dalla mancanza di consultazione e di dettagli, al riciclo dei fondi e all’assenza di riferimenti ai diritti umani – sono legittime. Rimane infatti poco chiaro come il Piano Mattei si concretizzerà – per esempio in termini di priorità riguardo alle modalità di intervento e ai paesi partner. In particolare, non è chiaro se la mancanza di dettagli sia dovuta alla volontà di sviluppare proposte insieme ai partner africani (come afferma il governo), o invece a una mancanza di strategia da parte del governo (come invece affermano i più critici).

Più di tutto, sarà importante verificare se la retorica del governo Meloni riguardo alla “cooperazione da pari a pari” si trasformerà in azioni concrete. Troppo spesso le dichiarazioni pubbliche – sicuramente dei leader europei, ma anche di altre potenze straniere come gli Stati Uniti, la Cina e la Russia – non sono poi risultate in una genuina forma di cooperazione con l’Africa. I prossimi anni ci diranno in che misura il Piano Mattei rifletterà gli interessi dei paesi africani, e soprattutto delle loro popolazioni, o privilegerà invece quelli del governo italiano (per esempio limitare le migrazioni, una promessa elettorale di Meloni e i suoi alleati) e delle imprese italiane coinvolte (per esempio ENI, il cui amministratore delegato ha spesso accompagnato Meloni nelle sue visite in Africa). 

Tutto considerato, il vertice Italia-Africa e il Piano Mattei possono rappresentare un passo avanti, ma su una strada che rimane ancora molto lunga e piena di ostacoli.

 

Nota: Le opinioni espresse nell’articolo sono solamente quelle dell’autore, e non riflettono necessariamente quelle di Echo Raffiche o di istituzioni a cui l’autore è affiliato.

Immagine di copertina: Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella apre il vertice Italia-Africa al Quirinale.
Credits: Ansa.

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