“Cento secondi alla mezzanotte” – Azzardi nucleari nel secolo XXI

Innovazione tecnologica e tensioni internazionali continuano a innalzare il rischio di un conflitto nucleare. Per invertire questa tendenza serve una mobilitazione forte.

“Mancano cento secondi alla mezzanotte”. È questo l’avvertimento del Bulletin of the Atomic Scientists (BAS), un’organizzazione che si occupa di monitorare i rischi legati all’uso improprio di nuove tecnologie. Dal 1947, il BAS monitora l’evoluzione di questi rischi tramite il Doomsday Clock, l’Orologio dell’Apocalisse: più le lancette sono vicine alla mezzanotte, più il rischio di una catastrofe è alto. Oggi, le lancette sono più vicine che mai alla mezzanotte: rimangono solo cento secondi.

La valutazione dei rischi effettuata dal BAS tiene in considerazione diversi fattori, nucleari e non. Giustificando lo spostamento delle lancette avvenuto nel 2020, il Bulletin cita due principali minacce, quella nucleare e quella climatica, e un moltiplicatore di forza, la disinformazione. La catastrofe nucleare non è dunque l’unica minaccia, ma rimane comunque in cima alla lista delle preoccupazioni esposte dall’organizzazione.

L’alto rischio di catastrofe nucleare è legato a tre fattori principali. Il primo riguarda la crescente rilevanza delle armi nucleari tattiche nel calcolo strategico di varie potenze nucleari, come per esempio USA, Russia, e Pakistan. La buona notizia a riguardo è che queste armi hanno una potenza distruttiva minore rispetto alle più tradizionali armi nucleari strategiche. La cattiva notizia, però, è che questa caratteristica potrebbe renderne più probabile l’utilizzo, aumentando drammaticamente il rischio di un’escalation nucleare.

Il secondo fattore riguarda invece la progressiva erosione dei trattati internazionali di non-proliferazione. Gli osservati speciali a riguardo sono gli Stati Uniti e la Russia, i due stati che detengono di gran lunga il maggior numero di testate nucleari. Il trattato INF, che per oltre trent’anni ha impedito agli USA e all’Unione Sovietica (poi Russia) di schierare missili a medio raggio sul suolo europeo, è stato la prima vittima di questo deterioramento. La prossima potrebbe essere il trattato New START, che regola l’utilizzo di armi nucleari strategiche da parte di USA e Russia. Washington e Mosca hanno da poco iniziato i negoziati per il rinnovo del trattato, ma il tempo è poco e le divergenze tante. Sullo sfondo rimane la revisione quinquennale del Trattato di Proliferazione Nucleare, rimandata causa COVID-19 a data da destinarsi.

Ronald Reagan (USA) e Mikhail Gorbachev (Unione Sovietica) firmano il Trattato INF, 1988.

Il terzo e ultimo fattore – ciliegina sulla torta – riguarda il deterioramento delle relazioni tra potenze nucleari. Il 2019 è stato caratterizzato da scontri militari diretti tra Pakistan e India e il graduale peggioramento delle relazioni tra l’Iran da una parte e Israele e gli USA dall’altra. Nella prima metà del 2020, India e Cina si sono scontrate lungo il loro confine sull’Himalaya, e lo stallo nei negoziati tra USA e Corea del Nord ha rinfiammato la situazione nella penisola coreana. Ancora più preoccupante è però il lento ma costante deterioramento delle relazioni tra le grandi potenze del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non solo tra USA e Russia, ma anche tra USA e Cina.

Rischi derivanti dal possibile utilizzo di testate nucleari a bassa carica, erosione dei trattati internazionali che controlla(va)no l’utilizzo di armi nucleari, e forti tensioni tra (super-)potenze nucleari: alla luce di queste tendenze, non è così sorprendente che il Bulletin of the Atomic Scientists sia particolarmente preoccupato.

Tutto questo vuole dire che non c’è nulla da fare e che dobbiamo rassegnarci a vivere il rischio che ci troviamo di fronte? No. Vuole semplicemente dire che se vogliamo ridurre questo rischio dobbiamo attivarci e fare qualcosa. Questo qualcosa può essere, per esempio, sostenere campagne contro la proliferazione di armi nucleari. Il Premio Nobel conseguito da ICAN, la campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, è un ottimo punto di partenza. Ma per raggiungere obiettivi concreti servirà ancora più impegno – soprattutto a livello nazionale, dove i cittadini hanno il potere di influenzare le decisioni dei governanti.

ICAN, la campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, vince il Premio Nobel per la Pace del 2017.

Qualcuno potrebbe dire: “Perché mai dovremmo eliminare le armi nucleari? Grazie al loro potere di deterrenza, non abbiamo avuto nessuna guerra mondiale negli ultimi 75 anni.” Questa opinione è basata sull’ipotesi che due potenze nucleari non userebbero mai armi nucleari l’una contro l’altra, perché l’attacco reciproco porterebbe alla distruzione di entrambi gli stati. L’acronimo inglese di questo principio è MAD, Mutual Assured Destruction, distruzione reciproca assicurata.

Ma in inglese, “mad” vuole anche dire “pazzo”, e pazzo si potrebbe definire chi scommette su questa ipotesi. In termini tecnici, il rischio associato a un evento è definito come la moltiplicazione della probabilità che questo evento accada per il danno che l’evento arrecherebbe. Quando si parla di armi nucleari, non importa quanto sia bassa la probabilità che un conflitto esploda. L’entità del potenziale danno è talmente alta da rendere il rischio inaccettabile. Se vogliamo tirare un po’ indietro le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse, dobbiamo convincere i nostri politici ad agire – e presto.

Foto in copertina di Bulletin of the Atomic Scientists/PA

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