Piattaforma su un corpo d'acqua. Foto in bianco e nero.

«Hai perso un amico? Lascialo andare»

In un’epoca in cui mantenere ben salde le redini della propria vita sembra essere il mantra più ricorrente, Baricco ci invita a mollare la presa.

«C’è questa cosa che non avevo mai capito nella vita e che ho scoperto molto tardi ed è che ti giochi una buona quantità delle tue possibilità di stare sul pianeta Terra con felicità sulla capacità che hai di lasciar andare le cose. Dalle più semplici: hai perso gli occhiali? Lasciali andare. […] Hai perso un amico? Lascialo andare. Hai vissuto un momento di felicità bellissimo con un amico? Il pensiero è sempre rivediamoci e invece, lascialo andare»

Ha concluso così Alessandro Baricco la sua intervista a Che tempo che fa sul Nove, nell’ultima domenica di gennaio 2024. La sua apparizione televisiva è stata attesa quanto inaspettata – di certo ben accolta – ma come spesso accade quando si tratta dello scrittore torinese, di lenta digestione.

Alessandro Baricco intervistato da Fabio Fazio nel programma "che tempo che fa".
Alessandro Baricco intervistato da Fabio Fazio in Che Tempo Che Fa.

Baricco è solito arrivare con garbo e pacatezza, per poi parlare e scrivere di come veda il mondo o l’esistenza sempre con la stessa tranquillità del suo arrivo, per poi infine andarsene e lasciar lì rintontiti e confusi gli uditori nel tentar di metabolizzare tutto quanto.

Essere felici e lasciar andare. In un tempo dove i mantra ricorrenti citano “guida da te la tua canoa”, “sii l’autore del tuo destino”, “costruisci la tua serenità” non parrebbe un comportamento troppo passivo? Non sarebbe forse meglio scegliere, adoperarsi e governare quanto è in nostro potere? Se ti lasci andare, non hai cura di te stesso; se lasci andare qualcosa – forse – non ci tenevi a sufficienza; se le cose scorrono e tu le guardi passare ed esaurirsi, qualcuno ti dirà che avresti potuto costruirci una diga attorno.
Lasciar andare qualcuno può voler dire non ritrovarlo più, lo stesso vale per un paio d’occhiali, un libro, un ninnolo d’infanzia. Ma perché dovremmo voler perdere qualcosa?

La digestione prosegue. Le parole assumono nuova forma dentro di noi, si fanno strada. Forse lasciar andare non è sempre sinonimo di trascuratezza. Lasciare si veste anche del significato di concedere, come quando diciamo «ti lascio fare», «lasciami pensare». Può consegnare le redini al tempo con un «lascia passare il momento», all’istinto grazie ad un «lasciati andare», alla fiducia quando «su, lascialo a me, affidamelo».

Sarà che siamo così abituati a voler esser in pieno dominio delle nostre vite per sentir che siano davvero nostre, che lasciar andare vorrebbe dire perderne il controllo. Non aver potere, non sentir di saper dove si stia andando, fa molta paura. Disinibirsi è di certo più destabilizzante che restare coscienti.

Eppure – e qui si capisce che le parole di Baricco arrivano a segno – c’è molta più liberazione nel lasciare la presa anziché nel tenerla stretta. Non per niente “si tiene il muso”, “si tiene nascosto qualcosa”, mentre “si lascia correre”, “ci si lascia andare” ad un nuovo amore, ad un ritmo, ad una sensazione.

Non è detto che capiti a tutti, ma credo che in molti si possano immedesimare: ad un certo punto sei amico di qualcuno e poi non lo sei più. Alle volte conosci il perché: ti scrive un lungo messaggio out of the blue in cui ti dice che non ti fai sentire a sufficienza, che sperava fossi più presente; oppure nel quale ti spiega cos’avresti dovuto far meglio, con maggior impegno, con più amore. Questi momenti sono quelli in cui di solito s’accende il risentimento. Viene da rispondere per punti, controbattendo ad ogni parola e portando esempi «di quella volta che». Ma se invece lasciassimo andare? Lo perderemmo, accadrebbe quasi sicuramente. Ma non era forse già successo? Ha davvero valore scegliere di controbattere sino alle battute finali, mantenendo stretta la presa e rimanere con degli scambi rancorosi come ultimi nostri ricordi? «Hai ragione, scusa se ti ho fatto sentire così. Buona strada». Lo lascio andare. 

Altre volte, le più difficili, mica comprendi perché qualche cosa si sia rotto. Cambia la quotidianità, evolvono gli stili di vita. Oppure capita di esserci comportati in un modo che ha innervosito l’altro, o che le aspettative che avevano su di noi siano state disattese, ma non ce lo si dice. E così, via via, si creano strati di silenzio, fino a che si rimane sopraffatti e non rimane che il vuoto, il nulla. Questi momenti sono quelli in cui di nuovo in molti s’accende lo sconforto. Vien da chiedere a chi ci conosce se abbia colto qualcosa che non abbiamo visto, vien da preparare il piccone delle parole per andare ad arrampicarmi sui nostri versanti di silenzio. Ma se invece lasciassimo andare? Se scegliessimo questo, anche stavolta, lo perderemmo. Ma non eravamo già distanti? Restiamo quindi così, a guardare la persona da lontano, seguendo la sua vita da spettatori attraverso un circoletto di Instagram, e a lasciarci attraversare dai bei ricordi che abbiamo costruito insieme sino a quel momento. Lo lasciamo andare.

Persona che corre su una duna di sabbia.
Arrampicarsi sui versanti del silenzio.

Restano certamente il dolore, la delusione, i sensi di colpa. E ancora: i dubbi, la rabbia per non aver fatto abbastanza, la mancanza, la nostalgia. L’invito è quello però di lasciarli andare insieme a tutto ciò che abbiamo perso. Oltre ad aprire le porte alla nostra serenità, questo riconsegnerebbe piena dignità a quanto o chi abbiamo lasciato andare: gli permetterebbe di continuare ad essere, ad esistere, in altra forma, anche senza il nostro sguardo, senza il nostro controllo.

Non è per nulla semplice, ma se Alessandro Baricco ha trovato la felicità così, tanto varrebbe tentare, no?

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