Istruzioni per la vita cercasi: La ragazza del convenience store

In un vortice di aspettative sociali sempre più opprimente, è così sbagliato voler sapere esattamente cosa fare?

Un convenience store è uno dei non-luoghi per eccellenza, al pari degli aeroporti nelle ore notturne e delle stazioni di servizio disperse nel nulla. Luci fluorescenti, scaffali su scaffali, aperto 24 ore su 24, sette giorni su sette. Ci entri con lo scopo di prendere quello che ti serve e uscire, ma ti capita di perderti tra le file di prodotti per ore.

In Giappone la cultura dei convenience store (chiamati konbini) è particolarmente radicata: non ne esiste un’esatta controparte altrove, non è proprio un supermercato ma nemmeno un minimarket, è più un luogo che può soddisfare tutte le necessità, dalla spesa, al pranzo d’asporto, al pagamento delle bollette, al wi-fi gratis per lavorare, all’acquisto di biglietti per i concerti: un unico negozio in cui puoi trovare tutto quello che ti serve, sempre aperto, sempre a portata di mano, sempre con un’offerta per un prodotto di cui non sapevi di avere bisogno.

Uno di questi konbini è il protagonista del libro La ragazza del convenience store, della scrittrice giapponese Sayaka Murata (uscito per la prima volta nel 2016 ed edito in Italia da E/O nel 2018). E per quanto la scelta di un supermercato come personaggio principale di un romanzo sembri una cosa strana, la ragazza che lo accompagna nel titolo è ancora più stravagante.

Copertina del libro La ragazza del convenience store di Sayaka Murata.

Keiko Furukura è in tutto e per tutto un’outsider, specialmente nella società giapponese che mette al primo posto la carriera e la famiglia nella realizzazione sociale e personale dell’individuo. Ha trentasei anni, è single, e come se non bastasse lavora part-time nello stesso supermercato da diciotto anni. Ma non le importa: fin da piccola Keiko ha fatto fatica a integrarsi, a comprendere i comportamenti delle persone intorno a sé, a leggere le situazioni sociali (a volte anche sfiorando la psicopatia). Ha sempre cercato un “manuale di istruzioni” per la vita, e lo trova finalmente quando viene assunta in un convenience store. Lì tutto è regolato da un manuale di istruzioni, dall’abbigliamento al modo di salutare i clienti, dalle operazioni da svolgere alla cassa agli ordini di rifornimento: finalmente Keiko si sente un membro funzionante della società. Per tutto ciò che non è regolamentato dal prontuario del supermercato, Keiko imita le persone intorno a sé, nel modo di vestire e di parlare, in modo da mantenere le apparenze quel tanto che basta perché la sua condizione non sollevi troppe domande.

Anche se c’è sempre qualcosa che stride. Gli anni passano e le domande sul perché si trovi ancora a fare lo stesso lavoro part-time nello stesso supermercato si fanno sempre più insistenti. Come quelle sulla sua vita sentimentale. Per mettere a tacere almeno queste ultime, Keiko accetta di accogliere in casa un altro dipendente del supermercato, Shiraha, outsider come lei: anche lui single, senza un lavoro fisso, ma che ha deciso di esternare questa frustrazione scagliandosi con rabbia contro i meccanismi della società odierna che richiede che tutti raggiungano gli stessi standard a livello lavorativo e personale, mentre alcune persone vengono necessariamente tagliate fuori dalla competizione. In particolare, dà contro alle donne che vogliono intraprendere relazioni solo con uomini belli e ricchi, destinando quelli come lui a una vita di solitudine e fallimento.

Shiraha e Keiko condividono una vita ai margini della società, ma la affrontano in modo completamente opposto. Shiraha si lancia in filippiche contro i tempi moderni, auspicando un ritorno all’Età della Pietra in cui tutti avrebbero avuto pari opportunità di successo, e dalle sue amare parole leggiamo riflessioni sulla società capitalistica che ci vuole parti perfettamente funzionanti dell’ingranaggio della produttività. Ma queste prediche sono filtrate dal punto di vista di Keiko, che è sempre freddamente distaccata e che vuole essere proprio un ingranaggio perfettamente funzionante del supermercato. Se Keiko si impegna per integrarsi e passare inosservata, Shiraha sfoga la sua frustrazione con la pigrizia e l’aggressività, risponde al suo essere tagliato fuori cercando di allontanarsi ancora di più.

Pianta di un convenience store, disegnata da Selene Forsanini.

Leggendo La ragazza del convenience store, viene quasi da chiedersi da che parte stare. I punti di vista dei due personaggi sono entrambi estremi, in conflitto con una società iperperformativa che ci vuole sempre produttivi, sempre pronti a raggiungere nuovi standard. Il romanzo delinea perfettamente il tipo di pressione che la società impone ai suoi membri, in particolare alle donne, ma allo stesso tempo ha come protagonista una ragazza che non sente affatto questa pressione. Keiko osserva con distaccata curiosità le persone intorno a sé, sa che ci sono delle aspettative, ma non le importa, a lei importa solo del convenience store, di prendersi cura del negozio in modo che esso possa prendersi cura dei suoi clienti. Keiko aspira a essere una parte del tutto, a non emergere, a essere tutt’uno con il supermercato, a sincronizzare il suo battito con il suono del registratore di cassa. E alla fine del romanzo, dopo aver guardato attraverso i suoi occhi per duecento pagine, ci si chiede: è davvero così male?

Sotto le luci al neon del convenience store, che non cambiano mai, sempre accese 24 ore al giorno, dove il tempo passa e sembra non passare, dove le corsie sembrano sempre le stesse ma i prodotti sugli scaffali vengono venduti e sostituiti tutti i giorni, la questione sembra molto semplice e lineare. Lì dentro non siamo uomini o donne, siamo commessi o clienti del supermarket. In ogni caso, siamo ingranaggi perfettamente funzionanti di una macchina perfettamente funzionante che non si inceppa mai, e se seguiamo alla lettera le istruzioni nulla può andare storto.

In una società che ci chiede sempre di più, di essere sempre più performativi, è così umiliante cercare un luogo in cui non dobbiamo pensare a nulla, solo a seguire le istruzioni?

Immagine di copertina: Pianta di un convenience store, disegnata da Selene Forsanini.

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