telefono stilizzato con messaggi

Scrivimi quando arrivi a casa

La molestia di strada è un problema endemico della nostra società, e quando se ne parla con amici e parenti spesso viene liquidata come una bravata. Le stesse persone che però ci riaccompagnano a casa perché “non è sicuro”.

Recentemente, uno dei video più virali sui social è stato quello che riprende il commento dell’attrice Saoirse Ronan sulla sicurezza delle donne durante un episodio di The Graham Norton Show. Ronan ha messo a tacere i colleghi (uomini) mentre scherzavano sull’uso del cellulare come arma di difesa quotidiana.

“È a questo che le ragazze devono pensare in continuazione. Ho ragione signore?”

Il video riporta alla mente tutte quelle volte in cui sono tornata a casa con le chiavi in mano, o ho aspettato il messaggio dell’amica che finalmente era arrivata a casa sana e salva. Mi trovo dunque per fare una chiaccherata al femminile con Martina Ferrara Snider 1, che negli ultimi anni ha fatto della ricerca e dello studio delle relazioni tra genere e mobilità la sua missione.

La clip con Saoirse Ronan sta facendo il giro del web. Cosa hai pensato quando l’hai vista?

La mia prima reazione è stata di fastidio. Il silenzio che cala nello studio e l’imbarazzo dei presenti mostrano quanto sia difficile ammettere che questo è il vissuto quotidiano di molte donne, che affrontano episodi di molestie in strada. Bisogna costantemente lottare per essere credute e per far capire che si tratta di un problema radicato, frutto di comportamenti ormai normalizzati. 

Cosa dicono le statistiche e gli studi sulle molestie di strada?

Le molestie quando avvengono in strada, sui mezzi di trasporto o in altri luoghi pubblici si differenziano da altre forme di violenza di genere come le violenze domestiche. Queste ultime sono spesso perpetrate da conoscenti, amici o familiari e fin troppo spesso raggiungono le pagine di cronaca come femminicidi.

Le molestie di strada sono per lo più compiute da sconosciuti e, sebbene possiedano un carattere “meno grave”, vengono spesso minimizzate. Immagina (o riporta alla mente) di essere molestata in strada da uno sconosciuto che ti palpeggia e corre via. Passato lo shock magari vuoi dimenticare l’accaduto ma se invece decidi di denunciare, cosa succede? Se decidi di denunciare, nella migliore delle ipotesi la polizia non ti liquida subito. Tuttavia, la denuncia finirà in un fascicolo insieme ad altre simili: ‘sconosciuto palpeggia donna X in strada’. Se poi invece subisci catcalling, spesso non è neanche considerato reato. 

Uno dei problemi principali con lo studio delle molestie di strada è la scarsità di dati. Un sondaggio di Stop Street Harassment trova che il 65% delle intervistate ha sperimentato molestie di strada e World Bank riferisce che l’80% teme di essere molestata negli spazi pubblici. Altri studi mostrano come 4 donne su 10 evitano i luoghi pubblici dove non ci sono altre persone. E le telecamere, sebbene utili, non risolvono il problema.

Se chiedessimo a varie amiche se abbiano mai subito molestie o se si siano mai sentite insicure a prendere un mezzo pubblico probabilmente la maggior parte risponderebbe in modo affermativo. Ma è possibile che alcune non considerino nemmeno alcuni comportamenti come molestie (se mi fischiano per strada e mi sento a disagio, dovrei prenderlo come un complimento?). Hanno mai denunciato? Qui temo la proporzione sarebbe inversa.

Su chi compie le molestie invece sappiamo qualcosa sui comportamenti che prediligono: luoghi poco illuminati o molto affollati (soprattutto nei mezzi pubblici), azioni di gruppo, uso di un’auto o una moto per allontanarsi rapidamente. Sono tutti elementi che rendono più sicuri i molestatori; sanno che la faranno franca come spiegano le ricercatrici Hutson e Krueger.

Box con testo che definisce la molestia di strada
La definizione di molestia di strada è di Hutson e Krueger in The harasser's Toolbox: Investigating the role of mobility in street harassment. Violence Against Women (2019).

La mobilità urbana ha a che fare solo con la sicurezza?

No. La mobilità e il genere sono strettamente legati, non solo per la questione della sicurezza. Esiste anche il concetto di mobility of care, che lega i compiti di cura tradizionalmente associati alle donne agli spostamenti quotidiani.

Inoltre, fattori come etnia, età, disabilità e condizioni socio-economiche influenzano la discriminazione che le donne vivono nella mobilità urbana. Un esempio è la pink tax. Una donna che vuole uscire di casa se ha la disponibilità economica può usare l’auto o chiamare un taxi, ma se non può permetterselo l’alternativa è rimanere a casa oppure affrontare la città con il timore che qualcosa possa succedere. È giusto che una donna debba fare un compromesso per la sua sicurezza / salute mentale?

A tutti questi elementi si aggiunge anche quello strutturale di come è stata organizzata la mobilità urbana. Le città non sono a misura di donna, a partire dalla pianificazione urbana. Sin dall’avvento del trasporto motorizzato, i sistemi di trasporto sono stati sviluppati in base alle esigenze di pendolarismo degli uomini (ad esempio dalle zone residenziali alle fabbriche). Inoltre nei trasporti manca la parità di genere tra i dipendenti come anche nelle posizioni manageriali. Questo porta a una visione della sicurezza stradale limitata agli incidenti, piuttosto che alle molestie.

Quali sono le principali iniziative per la mobilità femminile? Hanno successo?

Diversi progetti e start-up si occupano di sicurezza femminile, come app per la localizzazione o per l’allarme in caso di pericolo e campagne di sensibilizzazione sui mezzi pubblici. Tuttavia, queste iniziative restano limitate sia per scopo che diffusione, spesso mancando di fondi per espandersi. In comune tante hanno la caratteristica di essere start-up che godono di investimenti iniziali per supportare il lancio ma poi faticano a continuare o espandere il lavoro per mancanza di fondi.

Quali sono i progetti da seguire per approfondire il tema della mobilità femminile?

Alcuni progetti importanti includono:

  • Global alliance for feminist transport: Forum globale che connette organizzazioni e individui che lavorano per sistemi di trasporto equi.
  • Women Mobilize Women: Rete di donne che cerca di trasformare attivamente il settore della mobilità per renderlo più diversificato.
  • Sex and the City: Progetto di ricerca su città e genere.
  • x STRADA + LIBERE: Progetto di incontri a Milano per discutere la sicurezza delle donne.
  • Viola walk home: App per ricevere supporto e accompagnamento tramite videochiamata mentre torni a casa da sola.
  • DONNEXSTRADA: Associazione per la sicurezza in strada e contro la violenza di genere.
  • Pink Road: Applicazione per entrare in contatto con tutte le donne in movimento.
  • MezziPerTuttǝ: campagna a Bologna per contrastare la violenza sui mezzi di trasporto pubblico.
  • Campagna del comune di Madrid: Progetto che permette di prenotare fermate del bus vicino a casa.
  • Stand up: Programma di formazione per aiutare a prevenire le molestie in strada.
  • Catcalls of Maastricht: Pagina social che dà visibilità al problema dal catcalling.

1 Martina Ferrara Snider è una giovane professionista nel campo della mobilità urbana sostenibile presso ERTICO ITS EUROPE a Bruxelles. È membro del Global Expert Database della Global Alliance for Feminist Transport e ricercatrice indipendente che studia le iniziative del settore pubblico e privato volte a combattere le molestie in strada e nei trasporti pubblici.

 

Immagine di copertina: composizione di Sara Orcalli.

Articolo in inglese: Write to me when you get home

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