Un frame de Il ragazzo e l’airone con Mahito e il prozio

Il ragazzo e l’airone – Esseri umani creatori di mondi

Come Hayao Miyazaki mette in scena il rapporto tra realtà e fantasia nel suo ultimo film
Attenzione: l’articolo contiene uno spoiler su una scena a metà del film. Ciononostante, la lettura non compromette la visione, dal momento che non tocca gran parte degli eventi e dei personaggi rappresentati all’interno dell’opera.

Dopo dieci anni da Si alza il vento (2013) e in seguito all’ennesima dichiarazione di pensionamento sconfessata, il regista d’animazione Hayao Miyazaki torna in sala con uno dei film più attesi degli ultimi anni, Il ragazzo e l’airone (2023), che tuttora sta riscuotendo un ottimo successo in tutto il mondo. Con alle spalle una carriera lunga sessant’anni e un film come Si alza il vento, che rappresentava la perfetta chiusura di questo percorso artistico, Miyazaki sarà riuscito a creare una pellicola altrettanto di valore?

Un frame del documentario Il regno dei sogni e della follia con Miyazaki nel proprio studio
Un frame del documentario Il regno dei sogni e della follia.

Nonostante a una prima occhiata il film possa sembrare semplicemente una summa della poetica del suo autore, il regista mette in scena un tema più complesso. Come molti dei più grandi autori dell’animazione giapponese degli ultimi decenni, anche Miyazaki arriva finalmente a confrontarsi esplicitamente con il ruolo che l’immaginazione e la fantasia hanno nella vita degli esseri umani. Se autori come Hideaki Anno e Satoshi Kon hanno costruito gran parte (se non la totalità) della propria carriera sulla critica all’escapismo, Miyazaki non si è mai esplicitamente lanciato contro questo tema per mezzo delle sue opere. Anzi, egli stesso è il primo a riconoscere come la fantasia sia uno strumento fondamentale per coltivare i propri sogni e, di conseguenza, modellare la propria esistenza. Dopotutto, la sua carriera si è costruita proprio su questo.

Ciononostante, questo autore è sempre stato critico nei confronti di un approccio all’animazione come mero strumento di intrattenimento fine a sé stesso, rifiutando di vedere i suoi come uno strumento di fuga per il proprio pubblico. Al contrario, il regista ha sempre voluto trasmettere dei messaggi ancorati alla vita reale e con un forte valore pedagogico per quello che ha sempre immaginato essere il proprio pubblico di riferimento, ovvero i bambini (per quanto la sua opera sia sempre stata in grado di attirare l’attenzione di spettatori appartenenti a un’anagrafica ben diversa).

Il film racconta la storia di Mahito, un ragazzino giapponese orfano di madre che si ritira in campagna con la propria famiglia durante la Seconda Guerra Mondiale. Distante dal padre, un ricco industriale orgoglioso del proprio status, e dalla matrigna, sorella minore della defunta madre, il giovane non riesce ad adattarsi a questa nuova situazione e si ritrova presto isolato. L’unica cosa che attira la sua attenzione è una vecchia torre costruita dal prozio della madre, uno strano personaggio scomparso in circostanze misteriose proprio all’interno dell’edificio.

Un frame de Il ragazzo e l’airone con l’airone
Un frame de Il ragazzo e l’airone.

Centrale nella vicenda è il personaggio dell’airone, un essere apparentemente normale ma che di scena in scena rivela il proprio carattere soprannaturale e le sue fattezze grottesche. Fin dall’arrivo di Mahito alla villa, il ragazzo viene preso di mira da questa entità, che sostiene di volergli far rincontrare la madre. Ed è proprio quando Mahito seguirà l’airone all’interno della torre che avrà accesso a un mondo diverso da quello reale, frutto della fantasia del demiurgo che l’ha creato e lo governa. In poche parole, l’airone svolge il ruolo di collegamento tra il reale e il fantastico.

È proprio in questa introduzione al mondo soprannaturale da parte dell’airone che si gioca il senso del film. Il luogo in cui Mahito si avventura non è un qualcosa che esiste di per sé, ma è nato come un rifugio al di fuori della realtà. Idealmente, questo mondo rappresenterebbe una via di fuga dal mondo reale e dalle difficoltà che le persone devono affrontare ogni giorno. Tuttavia, appare chiara fin da subito la natura illusoria di questa prospettiva.

Introdotto dall’airone all’interno della torre, Mahito si trova finalmente davanti a sua madre dormiente. Nell’istante in cui si avvicina e la tocca, questa si squaglia, dimostrando di essere un semplice artefatto, una finzione creata dall’airone. Questo evento non anticipa altro che l’esperienza del protagonista a mano a mano che si avventura nel nuovo mondo, esplorando una dimensione apparentemente idilliaca, ma di cui risulta chiara la natura imperfetta e instabile.

Un frame de Il ragazzo e l’airone con Mahito e il simulacro della madre
Un frame de Il ragazzo e l’airone.

In parte il film può essere letto come un’autocritica, se si identifica la figura del demiurgo con quella del regista, ma è soprattutto un invito a riconsiderare il ruolo della fantasia nella nostra esistenza. Certamente può essere fonte di piacere, ispirazione e meraviglia, ma al tempo stesso può diventare uno strumento pericoloso. Rifugiarsi nelle proprie illusioni, sognando un mondo ideale, non è solo un vano tentativo di sfuggire dalla realtà, ma anche da sé stessi: ambendo a creare un mondo perfetto, il demiurgo de Il ragazzo e l’airone fallisce nel riconoscere i propri difetti e le proprie limitazioni. La sfida di Mahito (e degli altri personaggi del film) sta nel riconoscere e accettare questo fatto.

Il ragazzo e l’airone è in definitiva un’opera che riflette l’animo contraddittorio del proprio creatore, così come aveva fatto, seppur in modo molto differente, il precedente Si alza il vento, mostrando questa forte tensione tra la spinta ad abbandonarsi alla fantasia e un approccio più realista. Per quanto Miyazaki si possa essere fatto trasportare dalla prima nella creazione delle proprie opere, il messaggio per lo spettatore è un invito alla cautela: possiamo inseguire i nostri sogni e immaginare una vita ideale, ma dobbiamo ricordare anche di non prenderli alla leggera, perché, come dice Miyazaki stesso, i nostri sogni sono maledetti.

Immagine di copertina: Un frame de Il ragazzo e l’airone.

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