«Non cambierà mai niente, se non partecipi»

Sabato 11 maggio si sono tenuti gli Stati Generali dei Giovani, una giornata dedicata alle Politiche Giovanili per le nuove generazioni. Al centro sicurezza, trasporti e «una nuova idea di città»

Brescia

Dopo l’antipasto, composto dai cinque incontri di preparazione snodatisi in alcuni dei luoghi di riferimento per i giovani e le giovani che vivono in città – e che come Echo Raffiche abbiamo seguito dalla Latteria Molloy, all’ISU, passando dalla biblioteca UAU, dal Carme e dal Circus Beat Club – ecco il piatto forte: gli Stati Generali dei Giovani sono finalmente diventati realtà. Un progetto che è anche  «un percorso» pensato dall’Amministrazione Comunale per cercare di delineare le linee programmatiche delle Politiche Giovanili dei prossimi anni e che ha visto finalmente protagonisti i diretti interessati, ovvero i giovani e le giovani che le vivranno in prima persona. Un invito alla partecipazione delineato e auspicato anche nei vari slogan con cui l’evento è nato: «Tanto decidono sempre loro, finché non dici la tua», «Dicono che i giovani non hanno idee, ma tu qualcosa da dire ce l’hai», «Non cambierà mai niente, se non dici la tua». E i giovani la loro l’hanno detta. Forte e chiara.

Un giorno diviso in due

Gli Stati Generali sono stati divisi in due parti. Una più frontale, nel salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia e una più «orizzontale» al Mo.Ca Centro per le Nuove Culture. A Palazzo Loggia ha aperto la mattinata Clara Tirloni, redattrice della nostra associazione, che ha introdotto i tradizionali saluti della sindaca Laura Castelletti – che ha ricordato il fine ultimo del suo primo mandato, ovvero trasformare «Brescia in una città a tutti gli effetti europea», obiettivo possibile solo delineando «quelle politiche che saranno vissute nei loro esiti dai giovani» – e dell’assessora alle Politiche Giovanili Anna Frattini, che ha usato la metafora «del fuoco acceso in città», promettendo che per i prossimi anni il metodo delle Politiche Giovanili sarà «dialogico e analitico»; successivamente è stata la volta del neo eletto al Consiglio di Quartiere di via Crocifissa di Rosa Federico Rinaldi, che con i suoi diciassette anni è il più giovane consigliere in città. Conclusa questa prima fase si è proseguito , con gli interventi di Vincenza Pellegrino, docente di sociologia dell’Università di Parma, che ha sottolineato come la «capacità di sperare dei giovani sia ferita, vittima «di classi dirigenti che pensano non sia possibile un sistema diverso» e del sociologo Stefano Laffi, che ha delineato una città per i giovani con «servizi e verde accessibili per tutti, altrimenti si creeranno discriminazioni». Dopo istituzioni e docenti è stata infine la volta di Tommaso Salaroli; il direttore e cofondatore della rivista Scomodo ha condiviso la sua esperienza nella creazione di quegli spazi sociali e sicuri in cui è possibile esprimere la propria creatività e le proprie fragilità, dando al contempo il sostegno del gruppo sociale – che si rinnova continuamente- e il supporto del sentirsi “al proprio posto e capiti”. Un grande progetto che nasce dal desiderio di mettersi in gioco, ma anche da situazioni di disagio profondo, come ricorda lo stesso Tommaso, commuovendosi nel nominare chi, del progetto, si è trovato ad affrontarle.  ha concluso la mattinata una tavola rotonda finale tra la consigliera Valentina Gastaldi, gli stessi Frattini e Salaroli e tre giovani bresciani, dalla quale è emersa ancora una volta la necessità di spazi sociali e di “posti del cuore” (come Sally Hanson – una delle ospiti – ha definito l’Istituto Vittoria Razzetti nel quale è cresciuta)

L’assessora alle Politiche Giovanili Anna Frattini.
Il sociologo Stefano Laffi.

Largo ai giovani

Dopo la pausa pranzo, il pomeriggio è ripartito con i tavoli di lavoro al Mo.Ca su tre tematiche: cultura, spazi pubblici e notte. Argomenti già affrontati nei vari incontri di preparazione, ma sempre di stretta attualità. Ciò che è emerso é un’ulteriore conferma di quanto già raccontato da noi nel passato: forte è la richiesta di incentivi al trasporto pubblico locale, così come la necessità di trasformare «gli spazi in luoghi da vivere» e il crescente «bisogno di sicurezza». I giovani hanno manifestato anche una volontà urgente «di essere ascoltati, per una coprogettazione che possa portare esiti soddisfacenti». Si è comunque respirata tanta voglia di mettersi in gioco da parte dei ragazzi e delle ragazze, ed è ciò che rimane nei saluti finali di colei che più di tutti ha voluto dare la parola dei giovani, ovvero Anna Frattini, stanca ma felice per un percorso «ricco di senso di responsabilità ma anche di positività». Per sapere più nel dettaglio quanto è emerso nei tavoli di lavoro bisognerà però attendere ancora un po’ di tempo. I risultati verranno infatti presentati alla cittadinanza in un report dedicato dopo l’estate. Risultati che verranno prima condivisi anche con la sindaca Laura Castelletti. 

I tavoli di lavoro al Mo.Ca.

Alto gradimento

Tuttavia qualche dato sull’opinione dei giovani e delle giovani dai 16 ai 25 anni riguardo la città già c’è. Merito delle oltre settecento persone che hanno compilato il questionario sul tema, che non vuole essere una statistica ufficiale, ma un semplice piccolo quadro della situazione. Il dato più interessante è che oltre l’80% del campione considera Brescia una città per giovani e che il 66% vorrebbe rimanerci per almeno i prossimi 5 anni. Merito di università e lavoro, che in città e provincia certamente non mancano. I servizi più usati sono aule studio e biblioteche – anche se nel corso dei cinque incontri sono emerse più volte perplessità riguardo il loro orario di apertura e la loro fruibilità – e le maggiori necessità riguardano l’uso degli spazi pubblici, la creazione di nuovi luoghi di aggregazione e una rimodulazione del trasporto pubblico, tema su cui un intervento è auspicato da molte parti e su cui qualche risposta è già arrivata, come ad esempio riguardo il possibile allungamento degli orari della metropolitana, reso impossibile dalla necessità di controlli di sicurezza e di un conseguente «periodo di riposo» in deposito. 

Considerazioni finali

Il progetto degli Stati Generali è nato con un fine nobilissimo, ovvero dare spazio ai giovani su cui troppo spesso le decisioni vengono «calate dall’alto» e non condivise. Questo cortocircuito ha troppe volte esacerbato i rapporti tra le realtà coinvolte, soprattutto sul tema della vita notturna, che – citando la «sindaca della notte» della città di Trento Giulia Casonato – è il momento in cui «non si performa, ma è un momento per noi stessi». Chi ha partecipato è rimasto perlopiù soddisfatto, ma l’impressione è che i giovani necessitino mai come in questo momento di risposte concrete alle loro necessità, pena la perdita di qualsiasi voglia di partecipare. Come Echo Raffiche ci siamo anche noi calati nella complessità di un mondo, quello dei giovanissimi e dei giovani adulti, al quale apparteniamo e che è in costante evoluzione: il bilancio è che pur essendo divisi da differenti età siamo tutti mossi da esigenze simili che toccano le stesse corde di un sentire comune. Dunque, non resta che attendere: le buone intenzioni meritano la fiducia che danno i punti di partenza, come questi Stati Generali hanno l’ambizione di essere. Fiducia che è anche volontà di costruire insieme, di agire insieme e senza la quale resteremmo qui a raccontare e basta, come abbiamo sempre fatto.  

“Non cambierà mai niente, se non partecipi“.

Immagine di copertina: Tavola rotonda finale della mattinata al salone Vanvitelliano.

Tutte le foto nell’articolo sono di Giovanni Venturini.

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