Non c’è niente di passato nella Strage di Piazza della Loggia

Quest’anno per il cinquantesimo anniversario della strage di Piazza della Loggia a Brescia, in qualità di associazione culturale, vogliamo condividere una riflessione su questo turpe capitolo nella storia della nostra città.

Si vogliono sovvertire le istituzioni democratiche della nostra Repubblica nate dalla Resistenza. A questo fine si strumentalizzano i giovani. Così si attenta alla vita umana che è un diritto naturale, si innescano ordigni esplosivi contro le sedi di partiti, di sindacati, di cooperative col proposito di intimidire. Il propellente per queste imprese banditesche è ancora una volta l’ideologia fascista. [..] Oggi ancora si insiste su questa strada approfittando dell’inesperienza; ed è così che i mandanti, i finanziatori dell’eversione possono seminare distruzione e morte senza scoprirsi, possono camuffare le loro trame con tinte diverse da quella nera, come avvenuto per l’attentato di Piazza Fontana o del treno Torino-Roma, oppure, come avviene in ogni parte del mondo quando si vogliono soffocare le aspirazioni di progresso, di giustizia e di democrazia dei popoli”.

[dall’intervento del 28 maggio 1974 di Franco Castrezzati durante la manifestazione sindacale poco prima dello scoppio della bomba]

Il 28 maggio 1974 alle ore 10:12, in Piazza della Loggia a Brescia, esplose un ordigno posizionato all’interno di un contenitore della spazzatura durante una manifestazione antifascista che protestava contro le violenze dell’estrema destra. Morirono otto persone e ne vennero ferite centodue. 

L’iter processuale si è parzialmente concluso il 20 giugno 2017 con la condanna per strage di Carlo Maria Maggi, dirigente nel Triveneto di Ordine Nuovo, in qualità di organizzatore dell’eccidio e Maurizio Tramonte, collaboratore del SID, i servizi segreti italiani, per concorso in strage. Per quanto riguarda gli esecutori materiali sono tuttora in corso due procedimenti penali contro due simpatizzanti di Ordine Nuovo: uno presso il Tribunale dei Minorenni di Brescia contro Marco Toffaloni, sedicenne all’epoca dei fatti, e l’altro dinnanzi alla Corte d’Assise di Brescia contro Roberto Zorzi, neofascista veronese oggi residente nello Stato di Washington.

Ad oggi non vi è stata nessuna condanna per i depistaggi messi in opera dal SID, i servizi segreti italiani, sebbene poco dopo lo scoppio della bomba siano state eliminate le tracce della strage.

Strage di piazza della Loggia

Brescia e provincia come obiettivo squadrista

Il 1974 è stato un anno di forte tensione politica e sociale per la città di Brescia, costellato da aggressioni e fatti che coinvolgevano personalità connesse all’eversione di estrema destra. Si segnalano, fra i molti, l’arresto dei neofascisti Borromeo e Spedini in Val Camonica mentre trasportavano 364 candelotti di tritolo, il rinvenimento di una borsa di tela inesplosa presso la sede della CISL provinciale con dinamite e tritolo e, infine, la morte in Piazza del Mercato di Silvio Ferrari, militante di Avanguardia Nazionale, dilaniato dall’esplosivo che trasportava sulla sua Vespa.

Numerosi giornali segnalavano l’allerta massima a Brescia, fra cui la testata di estrema sinistra Lotta Continua che, sette giorni prima della strage, intitolava un articolo profetico “Fascisti in azione a Brescia: a distanza di mezz’ora muoiono in due. Uno salta in aria per il tritolo che teneva tra le ginocchia andando in moto. L’altro si schianta in macchina contro un muro. Stavano preparando una strage”.

Qualche mese prima della Strage Ordine Nuovo, con sentenza del Tribunale di Roma del 21 novembre 1973, veniva riconosciuto come gruppo riorganizzato del disciolto partito fascista in violazione dell’art. 12 delle disposizioni transitorie e finali della nostra Costituzione. Il Consiglio dei ministri, che vedeva personalità note come il Presidente del Consiglio Mariano Rumor, Aldo Moro, Ministro degli Affari Esteri, e Paolo Emilio Taviani, Ministero dell’interno, dopo alcune reticenze iniziali, dichiarò all’unanimità lo scioglimento ufficiale dell’organizzazione. 

“In principio era l’azione”

Oggi è indiscutibile che la Strage di Piazza della Loggia si inserisca nel programma stragista del radicalismo – troppo spesso giovanile – dell’estrema destra, la quale intendeva destabilizzare l’assetto istituzionale intervenendo, dopo Milano, nei centri urbani minori.

Strage di Piazza della Loggia, fotografia di ANSA

Il terrore nero, che sentiamo risuonare nel discorso di Castrezzati, è una pratica che ha quale intento principale il risveglio atavico del terrore nella collettività. Genera scompiglio e si avvera nell’atto stesso e nella sua idoneità a provocare panico generalizzato, tanto che la morte e il ferimento delle persone sono paradossalmente elementi marginali rispetto alla finalità nichilista dell’atto. La forza del terrore nero si manifesta nell’imprevedibilità degli obiettivi che saranno colpiti infatti, anche se viene circoscritta l’area d’azione durante manifestazioni o nelle vicinanze di sedi sindacali, l’azione colpisce casualmente persone singole. Questa è anche una delle ragioni principali che dovrebbe ricordarci come il terrorismo nero vada distinto dal terrorismo rosso promosso dalle Brigate Rosse o Prima Linea. Queste organizzazioni armate di estrema sinistra, seppur in maniera chiaramente discutibile, producevano giustificazioni e comunicati, rivendicavano le azioni compiute e, soprattutto, compivano rappresaglie verso persone fisiche specifiche come personalità dello Stato, studiosi, magistrati e agenti delle forze dell’ordine.

Castrezzati aveva ben individuato l’oggetto principale degli attentati di estrema destra: la vita umana delle vittime, a prescindere dal ruolo rivestito, dalla bandiera abbracciata e dalla ragione che le spingeva ad essere in un dato luogo al momento dell’esplosione. L’uso perverso della violenza di estrema destra contro chiunque, proprio perché parte della moltitudine sociale senza connotati particolari, crea un non senso che ancora oggi soggiorna le nostre vite in quanto cittadini e cittadine bresciane.

La bomba esplosa nel porticato di Piazza della Loggia è stata un’azione che, come chiunque, ha individuato e ucciso cinque insegnanti, due operai e un ex partigiano ma che, nel chiunque, ha inglobato anche il dolore dei feriti e delle ferite, dei familiari delle vittime e di una città.

Brescia deve continuare a parlare al presente degli eventi del 28 maggio 1974 perché non c’è niente di passato in quella atroce giornata. La strage di Piazza della Loggia è una strage di estrema destra che ha visto morire otto persone, ferirne centodue e che ci deve ricordare che la degenerazione fascista non si congela. Utilizza nuovi metodi che risvegliano l’Irrazionale ma continua ad alimentare la violenza colpendo nuovi chiunque per avvelenare il nostro sistema democratico.

Immagine di copertina: prima pagina del Corriere della Sera.

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