Perché ricordiamo i Sumeri, ma ignoriamo la perestrojka?

Sull’insegnamento della Storia nella scuola secondaria italiana/2.

Mi sono sempre chiesto perché alcune delle poche nozioni che si ricordano della storia studiata a scuola siano in riferimento alla Mesopotamia. Il fatto che “Mesopotamia” significhi “terra tra due fiumi” e che la civiltà sumera ruotasse intorno alla Ziqqurat (il magazzino-tempio) sono nozioni di dominio nazionale; la civiltà sumera – in Italia – è più popolare del Risorgimento. Uno dei pochi ricordi delle scuole elementari è il disegno di questo celebre tempio a gradoni, detto Ziqqurat, che tutti – così pare – hanno disegnato a matita sul loro quaderno di quarta elementare. Molti meno, invece, ricordano alcuni concetti fondamentali del Novecento: che cos’è la perestrojka? Che cosa significa “strategia della tensione”? Questo perché tali nozioni non sono state studiate a scuola.

Di recente Stefano Gatti, su Echo Raffiche, ha scritto un ottimo articolo sugli insegnanti di storia. Gatti denuncia il fatto che, per insegnare storia nella scuola secondaria, non è richiesta una preparazione storica approfondita: per alcune classi di concorso (italiano, storia e geografia alla scuola secondaria di primo grado, ad esempio) sono richiesti soltanto 12 cfu di Storia di qualsiasi ambito, dalla storia antica a quella contemporanea. 

Sono insegnante da quattro anni negli Istituti Tecnici e anche io, come Gatti, insegno (e ho insegnato) quasi sempre più storia che italiano, anche se la mia preparazione (laurea in Lettere) è stata quasi tutta incentrata sull’asse letterario. A scuola le mie lezioni vertono su tutta la storia dell’umanità e non perché sia megalomane (farei volentieri a meno di parecchi secoli), ma perché così è strutturato l’insegnamento della storia nelle scuole superiori: dalla preistoria alla fine della seconda guerra mondiale. Partiamo a settembre del primo anno con gli australopitechi, gli amatissimi Sumeri e, poi, la storia antica (greca e romana). Alla fine del biennio si comincia il Medioevo che occupa, poi, gran parte del programma di terza. Tra la terza e la quarta si affronta lo studio della storia moderna per arrivare – se si procede al meglio – all’Unità d’Italia verso la fine del quarto anno. Ed ecco che il quinto anno si trasforma in una frenetica corsa lungo il Novecento: se non ci sono intoppi – che, molto spesso, si verificano – si riesce ad affrontare la Seconda Guerra Mondiale, giusto in tempo per inserirla nel programma per l’Esame di Stato. 

Antica Grecia.
Fotografia di Lorenzo Postai.

Per gli studenti, in realtà, il tour cronologico che si affronta alle superiori non è una novità: è – per loro – la seconda volta. Tra elementari e medie è stata affrontata tutta la storia dell’umanità. Arrivati alle superiori sono sconfortati: qualche mese prima parlavano di Churchill e bombe atomiche e, ora, si trovano tra homo erectus e Fenici. Ricordo, poi, che le ore di storia sono – in genere – tre al biennio e soltanto due al triennio. Che cosa rimane di questo tour cronologico? Poche e confuse nozioni spesso legate all’entusiasmo dell’inizio: ecco perché ci ricordiamo la Ziqqurat, prima pagina del quaderno di storia di quarta elementare. L’entusiasmo dell’inizio è una costante dell’apprendimento in Italia: motivo per cui si ricordano l’inizio della Commedia e dei Promessi sposi, ma quasi mai la fine (Renzo e Lucia si sposano?). 

I ragazzi e le ragazze che oggi frequentano la prima superiore sono nati nel 2009: 20 anni dopo la caduta del muro di Berlino, per intenderci. Credo che l’ignoranza del contemporaneo sia grave: bisognerebbe dedicare molto tempo al Novecento, almeno per tutto il quinto anno. Anche i ragazzi lamentano questo fatto. La lettura dei quotidiani in classe, ad esempio, è un momento difficile: come è possibile comprendere la politica estera se si conosce a malapena l’esistenza dell’Unione Sovietica. Come fare? Una possibilità c’è: ammettere quello che Guido Calogero (intellettuale spesso dimenticato)-  in Scuola sotto inchiesta (1965) – ha definito “diritto all’ignoranza”:

“È la solita ossessione del saper «tutta la storia», sia pure riferita all'ambito della propria cosiddetta civiltà. Una volta ammessa questa sciocchezza, tutte le altre ne conseguono, perché può subito farsi valere, allora, l'interesse pubblico a garantire la storia nazionale ortodossa dalle eretiche storie antinazionali. Non basta, quindi, difendere il diritto dell'eresia: bisogna anche difendere il diritto dell'ignoranza, altrimenti l'esigenza della totalità canonica del sapere diventa anch'essa un'altra forma di conformismo 1”.

Milano, via De Amicis, 14 maggio 1977: Giuseppe Memeo punta una pistola contro la polizia durante una manifestazione di protesta.
Foto di Paolo Pedrizzetti.

Credo che di qualche “pezzo” di storia si possa fare tranquillamente a meno. Lo studio approfondito della storia romana, ad esempio, è necessario se nel curriculum è previsto lo studio della letteratura latina, mentre nelle scuole in cui non si studia latino si potrebbe procedere molto più speditamente. Insomma, sarebbe bene abdicare al tour cronologico

Un’altra questione è come si affronta lo studio della Storia: è importante rapportarsi con le fonti, dedicare del tempo alla lettura di passi storiografici. La cosa migliore è quella di problematizzare la storia. Spesso, però, per tutto questo “non c’è tempo”, bisogna continuare il tour cronologico. Continua Calogero: 

“Finché non ci si metterà in testa che uno può sapere a memoria i tre volumi di un manuale liceale di storia d'Italia ed essere, quanto a capacità d'intendere la vita storica degli uomini, un perfetto imbecille, e un altro può invece avere acquisito in alto grado questa capacità d'intendere avendo studiato a fondo magari un solo cinquantennio della storia di un solo paese, qualunque esso sia, purché sia ricco di documenti e di problemi, non si farà fare un passo innanzi alla soluzione di queste difficoltà 2”.

Bisognerebbe, insomma, disfarsi di un po’ di retorica e – scontentando qualcuno – “tagliare” secoli e argomenti per affrontare lo studio del Novecento nella scuola superiore. Appurato che i Sumeri li conosciamo già alla perfezione – grazie al prodigioso disegno sul quaderno di quarta elementare – ce ne possiamo, serenamente, disfare per contemplare – chessò – la stagione del terrorismo e, appunto, la perestrojka.

1 Guido Calogero, Scuola sotto inchiesta, Einaudi, Torino, 1965, pp. 158-159.
2 cit. p. 159.

Immagine di copertina: Illustrazione di Lorenzo Postai.

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